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Le piogge e il freddo frenano la produzione di latte

Tra i disagi causati dalle piogge di questa primavera i più significativi hanno colpito agricoltori e allevatori. La particolare conformazione del terreno, in gran parte argilloso, ha infatti...

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Tra i disagi causati dalle piogge di questa primavera i più significativi hanno colpito agricoltori e allevatori. La particolare conformazione del terreno, in gran parte argilloso, ha infatti amplificato i problemi, trattenendo le l’acqua e impedendo l’accesso ai campi anche nelle poche giornate di sole. Bartolomeo Carta, titolare di un’azienda di allevamento di pecore sarde da latte, è uno degli imprenditori volterrani più danneggiati. «Sono due anni – spiega – che dobbiamo fronteggiare grandi difficoltà. L’anno scorso la siccità, quest’anno il freddo e l’eccesso di pioggia. Siamo stati costretti a tenere le pecore al chiuso da ottobre a maggio, mentre in genere le facciamo uscire a marzo: due mesi di stress in più, che influiscono sulla produzione di un tipo di bestiame che deve stare il più possibile in pascolo libero. Su 550 capi, 78 non partoriscono più a causa di questa situazione. Se poi ci mettiamo il problema dei lupi, sempre più pressante, le difficoltà con le coltivazioni di sorgo, orzo e trifoglio, che servono da mangime, e i prezzi di mercato del latte sempre più bassi, si capisce bene perché molti allevatori abbiano deciso di abbandonare l’attività, chiudendo aziende anche storiche». I dati: negli ultimi anni da 34 mila capi di bestiame ovocaprino in Valdicecina il numero è sceso a 23mila. Un segnale della crisi che ha investito l’attività. (n.c.)

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