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Pontedera

«Mi ha detto di essersi sentito male»

«Mi ha detto di essersi sentito male»

Il racconto del padre di uno dei ragazzi travolti che ha parlato con l’investitore. Chiesti autovelox e dossi antivelocità

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PISA. «Poteva andare molto peggio».

Appoggiato al muro del corridoio, a due passi dalla sala di rianimazione del pronto soccorso, Marco, padre del 17enne, studente dell’alberghiero Matteotti di Pisa, parla come un sopravvissuto. Poteva perderlo quel figlio che nello schianto ha riportato “solo” la frattura delle gambe. L’incidente lo ha scosso, ma se pensa a quello che, come gli altri, quel suo ragazzo appena uscito di casa ha rischiato, gli viene naturale affrontare la situazione con il sollievo parziale del male minore.

Dall’arrivo a Cisanello e fino al pomeriggio inoltrato, i compagni di classe e quelli delle due scuole frequentate dai quattro studenti investiti alla fermata del bus, sono rimasti in ospedale. Vicini ai loro amici la cui vita è stata stravolta da un destino che ieri mattina si è presentato con le le forme di un Suv impazzito.

«Ho parlato con il conducente dell’auto – prosegue il papà dello studente del Matteotti –. “Mi sono sentito male” è stato quello che mi ha riferito a caldo. Ripeteva “Che ho fatto? Che ho fatto?Non mi ricordo nulla”. Dicono che andasse abbastanza veloce. Forse a causa del malore ha premuto sul pedale dell’acceleratore».

Gli amici fanno capannelli nella sala d’aspetto del pronto soccorso e su, al secondo piano, dove accanto alla rianimazione e alla medicina d’urgenza c’è la traumatologia. I volti sono in parte rasserenati dalle notizie che arrivano dopo le operazioni. Resta lo choc per una tragedia sfiorata.

In mattinata è arrivato in ospedale anche il sindaco di Cascina, Alessio Antonelli, per portare la vicinanza dell’amministrazione.

A preoccupare medici e familiari sono le condizioni del sedicenne, iscritto al Santoni di Pisa al corso di operatore socio-sanitario, e della studentessa, anche lei sedicenne. Per gli altri due amici, diciassettenni, ci saranno solo le complicazioni per le fratture agli arti. Ma non sono in discussione le funzionalità di organi vitali. Scampato pericolo.

«Mio figlio è in coma farmacologico – aggiunge il papà Marco –. Le condizioni sono stabili. Il problema è il trauma cranico».

I genitori degli studenti finiti in sala operatoria non nascondo la pericolosità della strada, via Cammeo, in cui sono stati falciati i loro quattro figli.

«Di notte fanno le gare di moto in quella via – dicono i genitori dei due ragazzi –. È tutto buio. Per il giorno servirebbero autovelox e dossi per far rallentare gli automobilisti, non solo all’altezza degli attraversamenti pedonali. Negli ultimi anni in via Cammeo sono stati investiti e uccisi due anziani».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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