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Dolcetto o pasta, i bambini aiutano i bisognosi in città
Gli Araldini francescani suonano ai campanelli del quartiere per raccogliere cibo «Non accettiamo offerte in denaro, ma prodotti da donare al centro Carità»
PONTEDERA. Niente a che vedere con il dolcetto o scherzetto di tradizione halloweeniana. Il “trick or treat” in questo caso fa solo da trama perché gli Araldini pontederesi, i bambini “francescani” suoneranno sì, i campanelli delle case, ma solo in cerca di cibo per chi ha bisogno.
«Sono una trentina di bimbi dagli 8 ai 13 anni che gireranno per il nostro quartiere della Bellaria per raccogliere alimenti per i poveri della nostra città». È direttamente il padre superiore del convento dei frati Cappuccini, in via Diaz, a raccontare l’originale questua dei piccoli che stanno muovendo i loro primi passi nel cammino del santo di Assisi.
«Vi chiediamo alimenti in scatola e a lunga conservazione, non accetteremo offerte in denaro», sottolineano loro che domani, dalle 15 alle 17, faranno visita alle case del quartiere pontederese.
E quindi pasta, legumi, biscotti, pelati, tonno, olio: serve tutto a chi ha bisogno.
E i piccoli seguaci di Francesco, quel giovane umbro vissuto tanto tempo fa che ha voluto bene al sole, alla terra, agli uomini e alle donne, piccoli e grandi, ai poveri, ai lebbrosi, devono ottemperare alla loro promessa, quella che fanno all’inizio del percorso. Ovvero “Esseri più buoni, ubbidienti”. Un piccolo, grande gesto quello degli Araldini. Un po’ di ossigeno ai bisogni di tutte quelle persone che si rivolgono ai centri Carità e Aiuto alla vita messi a disposizione alla chiesa dei Cappuccini. «Nello stesso orario in cui i bambini andranno in giro – continua il padre superiore – sarà presente anche nel piazzale della chiesa un banco per la raccolta di questi alimenti».
Sono tanti e sempre più numerosi i bisognosi che bussano alla porta del convento.
«Vengono a suonare a tutte le ore, senza contare le persone che arrivano il martedì e il mercoledì che sono i giorni di apertura dei nostri due centri», continua.
Pagare l’affitto, le medicine, comprare vestiti e cibo: sono primarie le cose che in tanti chiedono.
«Ci sono tanti marocchini e persone che arrivano dall’est Europa - va nei dettagli il frate – ma sono in aumento pure i locali, quelli non tanto che abitano in questo quartiere, ma che vengono da altre zone della città e da altri paesi limitrofi».
I bisogni ci sono, i soldi scarseggiano. C’è chi ha perso il lavoro, famiglie dove non si riesce più ad arrivare in fondo al mese.
«Anche la domenica quando finisce la messa abbiamo la fila di gente che chiede aiuto, ed è lo stesso Vangelo che ci dice che i poveri li avremo sempre intorno a noi».
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