Il presidio
La lasciano morire senza quel letto ortopedico richiesto
Attese vane durate due mesi. L’Asl ha consegnato solo le sbarre. La rabbia della famiglia: «Una vergogna»
CALCINAIA. Quando la macchina della sinità pubblica non fa il proprio dovere, non rallenta e non accosta quando un cittadino ha un urgente bisogno di far valere i propri diritti e tira dritto, lasciandosi dietro una scia di inadempienze e menefreghismi. Dissinteressandosi se tutto ciò può causare gravi disagi e dolore.
Protagonista dell’ennesimo caso con la sanità che non funziona è una famiglia di Fornacette. Per mesi, Carla Vagelli, residente in via Berlinguer, ha chiesto all’Asl un letto ortopedico con manovella per la propria sorella gravemente ammalata e praticamente quasi inferma. Non si trattava di chissà cosa, l’azienda sanitaria avrebbe dovuto recepire positivamente la richiesta nel giro di pochi giorni, procedendo alla consegna a domicilio. Ed invece, niente. La domanda è rimasta impantanata nelle sabbie mobili della burocrazia o, forse, nei cassetti di qualche medico o funzionario dal cuore di pietra. Per la verità, in casa Vagelli qualcosa è arrivato, ma ha indubbiamente il sapore della beffa. Sono state recapitate solamente le sbarre del letto, il resto non ancora. Ma purtroppo ora non ce n’è più bisogno, dal momento che la sorella di Carla, Tina, è morta lo scorso 22 aprile.
«Mia sorella – racconta Carla – non poteva ormai più muoversi. Oltre ai problemi di salute c’era anche il fatto che pesava ben 140 chili. Aveva bisogno di star su con la testata del letto per qualche ora per dare un po’ di sollievo ai polmoni, per i quali utilizzava le bombole d’ossigeno. Già nelle ultime settimane di febbraio, dopo le dimissioni dall’ospedale, mi recai per due volte dal fisiatra dell’Asl per avere il letto e in entrambe le occasioni mi fu detto che i requisiti perché venissimo subito accontentati c’erano tutti. Dopo aver aspettato per settimane, decisi di andare al Cup, ma qui caddero dalle nuvole, dissero di non sapere niente del caso e di non aver ricevuto alcunché. Allora, tornai nuovamente dal fisiatra dell’Asl e qui venni a sapere che la nostra richiesta non era mai partita».
Nel frattempo, le condizioni di Tina, 79 anni, andavano leggermente peggiorando. «Le piaghe sul corpo di mia sorella – riprende Carla – aumentavano sempre di più. Nonostante questo, il letto non arrivava. Dall’Asl ebbero il coraggio di presentarsi con le sole sbarre. Era il 25 marzo. Quasi un mese dopo, il 22 aprile, Tina morì. Senza avere quel letto che l’avrebbe fatto trascorrere più serenamente e certamente con meno sofferenze i suoi ultimi giorni. Una totale vergogna».
Cristiano Marcacci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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