Il presidio
L’incarico al falso manager fu deciso tra i tavoli del bar
Processo Orsi: contraddizioni e conferme nel corso della nuova udienza Parla Simoncini, l’uomo che ha portato il consulente dai curricula fasulli
VOLTERRA. Un bar di Volterra. Una chiacchierata informale in cui si introduce e si accredita «un giovane amico, ex studente, bravo e competente, che si intende di business, conosce l’Italia e le aziende». Da una parte, davanti a un caffè, c’è quello che poi diventerà l’assessore Paolo Moschi che ascolta e accoglie di buon grado le parole del prof universitario Gabriele Simoncini, colui che materialmente porta sul Colle il “super” manager dai curricula fasulli Emanuele Orsi. È un teste chiave il docente universitario: il primo ascoltato dal giudice Pietro Murano nell’udienza finale del processo a carico di Emanuele Orsi, prima della discussione e della sentenza fissata per novembre.
Tra contraddizioni, riscontri e deposizioni si srotola la matassa e si tracciano sempre di più i contorni della vicenda che vede protagonista Orsi, appunto (difeso dall’avvocato Marco Rezzonico del foro di Milano), accusato di falso ideologico, truffa e peculato proprio in relazione ai contenuti dei curricula e ai compensi ricevuti, secondo l’accusa, senza averne titolo (il sindaco Marco Buselli lo allontana non appena scoppia lo scandalo politico e istituzionale portato a galla da Il Tirreno; poi il Comune si costituisce parte civile, tutelato dall’avvocato Giancarlo Altavilla).
Lui che “seduce” la giunta conquistando nel 2009 due incarichi pubblici fiduciari conferiti dal sindaco Marco Buselli, in maniera diretta: come presidente dell’azienda Santa Chiara e come amministratore unico di Asv. Senza dimenticare la sua nomina particolare come consigliere politico personale dell’assessore Moschi. Proprio l’amministratore che, stando alla deposizione, incontra Simoncini per parlare del futuro presidente del S. Chiara. Tutore universitario, collaboratore, studente, consulente: il rapporto tra Simoncini e Orsi non è chiaro. Salta fuori che i due collaborano con Ifoa (siamo nel 2004), il centro di formazione e servizi delle Camere di Commercio, poi il “super” consulente partecipa ai momenti fondativi di Genf, azienda di gestione della conoscenza di Simoncini (consulente Orsi). In tribunale si parla di una fattura da 70mila euro emessa da Genf al progetto Siaf (scuola internazionale di alta formazione) di Volterra: pure in questa operazione «collaboravamo», dice Simoncini. L’avvocato che difende l’imputato incalza: «In che modo? Si spieghi». «Al bar», ribatte il prof. «Non aveva un ufficio in cui Orsi veniva settimanalmente?», continua il legale. Il docente è in difficoltà. Nonostante attività nel settore della formazione, Simoncini dice di non aver mai visto alcun curriculm di Orsi. «Mi disse che era laureato in scienze politiche e che era dottorando alla Bocconi, quello che so l’ho appreso da lui, io sono un docente non controllo i curricula», dice.
Interviene il pm Giovanni Porpora, titolare dell’inchiesta: «Dal 29 aprile 2004 al 31 maggio Orsi ha percepito 3mila euro per l’attività svolta con Ifoa e c’è pure un curriculum suo datato 2004». E il prof: «Escludo di averlo visto». A nessuno sembra interessare il curriculum. Neppure quando Simoncini introduce Orsi nella sede di Uniti per Volterra: «Ci sarò entrato sì e no una volta». Rezzonico tira fuori un verbale della Guardia di Finanza del 21 gennaio 2011 nel quale Simoncini, a tal proposito, aveva detto: «Ricordo che nella primavera 2009 fui invitato a parlare della campagna elettorale nella sede di Upv e presentai Orsi come un mio collaboratore». Simoncini allora annuisce: «Poi ho avuto altri incontri con Buselli e Moschi per strada».
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