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Quando andavamo pazzi per la musica dei Duran Duran
Successo in libreria per la scrittrice pontederese Irene Vanni La curatrice di “Horror Magazine” si volta verso il passato
PONTEDERA. «Ho iniziato a scrivere da piccola, mi pare di averlo sempre fatto. La cosa buffa è che la mia prima vera “maestra” è stata la Fabbri, che all'epoca pubblicava le “Fiabe sonore”. Ho scarabocchiato le prime letterine ascoltando quei meravigliosi dischi a 45 giri acquistati in edicola. Vedi un po' il destino: dopo anni, è proprio quella stessa casa editrice che mi aiuta a realizzare i sogni di allora». In mezzo al fiume in piena di quei desideri di bimba, galleggiava la ferma volontà di veder prima o poi uscire un libro a proprio nome. Irene Vanni l'ha realizzato tempo fa. Nel 2010. Il titolo era “I musicanti degli elementi” (Delos Books), un fantasy per ragazzi che però non fu distribuito in formato cartaceo ma digitale, sull'onda della dilagante moda dei “libri elettronici”. E prima ancora c'era stata una raccolta, “Dragonland”, sempre di Delos, sempre di genere fantasy, a cui prese parte con un fortunato racconto lungo. Traguardi importanti, potenti bracciate in direzione della riva. Che finalmente è a portata di mano: il libro, questa volta composto di rassicuranti, fruscianti pagine, si intitola “Come se fosse ieri”, lo pubblica la collana “Life” di Fabbri. Non è un romanzo d'esordio, ma è come se lo fosse. In copertina c'è una ragazza che tra le mani tiene un disco, e anche questo è un segno. Laura, Cinzia, Simona, Manuela. Sono loro le protagoniste di questa storia ambientata in Toscana tra passato (1987) e presente (2012). Le conosciamo che hanno quindici anni: in tv impazza Videomusic e le adolescenti incollano sui diari le foto dei Duran Duran. Le teniamo d'occhio mentre inseguono (o tentano di seminare?) la vita. Le ritroviamo adulte, ferite, disilluse, arrabbiate, ciniche quanto basta per sentire meno male. Poi, di colpo, un'epifania pop. A scandire la colonna sonora, di nuovo, c'è la band di Simon Le Bon, che grazie a un album dal titolo “All you need is now” (2011) sembra aver afferrato una nuova, insperata giovinezza. Tutto ciò di cui hai bisogno è qui, adesso. Perché non potrebbe essere così anche per loro? «Il passato ritorna a flash, la trama appartiene quasi totalmente ai nostri giorni», dice Irene.
Pontederese, giornalista, critico musicale, curatrice di “Horror Magazine” (di cui, in veste di responsabile, segue anche la sezione musicale), animatrice di un frequentato blog dedicato alla scrittura (irenevanni.blogspot.com), anche lei è stata ragazzina negli anni Ottanta. «Nel 1987, Laura, Cinzia, Simona e Manuela scappano di casa e corrono a Firenze per vedere il concerto dei Duran Duran. Venticinque anni dopo sono rimaste in tre. Manuela non c'è più. Le altre le avevano fatto una promessa: portare sua figlia adolescente a Lucca, al Summer Festival, ad ascoltare di nuovo, dopo tanto tempo - e di nuovo in quattro, in qualche modo - il gruppo inglese. Con la speranza che, per tutte loro, sia un nuovo inizio». Grande appassionata di musica, Irene ha sempre «ascoltato un po' di tutto. Per “Horror Magazine” sono anche responsabile della sezione musicale. Lì il genere impone il black metal, il dark metal, roba tostissima che coi Duran Duran c'entra proprio poco. Ne ascolto a tonnellate. Un bel giorno mi sono detta: mi piacerebbe lasciar da parte per una volta mostri, vampiri e sonorità truculente e far spazio a una storia “normale”, con protagonisti e canzoni “normali”. Il risultato? Un sollievo: il libro l'ho scritto in un mese».
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