Il Tirreno

Pontedera

Il villaggio new-age si deve demolire Cinque le condanne

di Alessandro De Gregorio
Il villaggio new-age si deve demolire Cinque le condanne

Ci sono state anche due assoluzioni nella vicenda della realizzazione di un maxi complesso a Riparbella

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RIPARBELLA. Quel villaggio new age non si farà. Niente più casette nel bosco, hotel da 40 posti, palestra, centro congressi, benessere, polo diagnostico, niente più regno della medicina complementare secondo la visione del defunto leader della Homo Sapiens. Al contrario, sono stati condannati gli ideatori, i promotori e i costruttori di quel maxi villaggio in località Pantano e ne è stata ordinata la demolizione. Il processo, azzerato e ripartito daccapo per un cambio di giudici, sembrava destinato quasi a sgonfiarsi e invece nei giorni scorsi il giudice Antonio Del Forno (pubblico ministero Massimo Mannucci) ha emesso la sentenza condannando Stefano Paolo Griselli (59 anni, cecinese) e Carlo Pistolesi (55, di Pontedera), amministratori della società "A casa del re"; Salvatore Antonio Morganelli (41, di Poggio a Caiano, rappresentante della ditta esecutrice delle opere edilizie); Marco Martino (32, Calcinaia, legale rappresentante della Marco edilizia srl, esecutrice delle opere di fondazione); e Fabrizio Bianchi (51, geometra di Viareggio, che aveva firmato alcune dichiarazioni di inizio attività). La geometra comunale di Riparbella, Luciana Orlandini (49 anni, cecinese, alla quale si contestava l'abuso d’ufficio) e Matteo Martino (64, residente a Fornacette, della Ludi srl, esecutrice delle opere edilizie), sono stati gli unici a essere assolti per tutti i capi di imputazione. Agli altri si contestavano la lottizzazione abusiva in concorso, al Bianchi il falso ideologico. Tranne quest’ultimo (recidivo) sono state riconosciute a tutti le attenuanti generiche, per le seguenti condanne: otto mesi di arresto e trentamila euro di ammenda ciascuno per Pistolesi, Griselli e Morganelli; due mesi di arresto e seimila di ammenda per Marco Martino; otto mesi per Bianchi.

Principale protagonista, il sassarese trapiantato a Viareggio Stefano Stefanini, era già uscito dal processo perché deceduto. Fu lui, a capo della Homo Sapiens (una onlus con sede a Viareggio, con 1.500 soci, che si occupa di medicine naturali e complementari) e amministratore della connessa srl "A casa del re" (proprietaria del terreno a Riparbella e committente dei lavori), a ideare la Natural valley. A fine 2007 su internet furono pubblicati anche gli "accordi di acquisto": 35mila euro il modello "B" delle casette, prezzo da definirsi per quello "C", più 5.500 euro di terreno in entrambe le soluzioni, 15mila di oneri di urbanizzazione e 550 per ogni mq in più. La Homo Sapiens ha sempre detto di non aver venduto niente. A un certo punto sparirono anche gli annunci.

Nel frattempo la Procura aprì un’indagine, sollecitata da un esposto presentato ( novembre 2007) dai Verdi pisani. La Forestale andò a vedere. Un primo sopralluogo accertò «importanti lavori di sbancamento e movimentazione di terreno» oltre all'installazione delle prime 17 casette «in zona sottoposta a vincolo idrogeologico» e «in assenza di autorizzazione».

Nell’ottobre 2008 il gip Sandra Lombardi ordinò il sequestro preventivo del villaggio. Dalle carte emersero due Dia e altrettante sospensioni dei lavori ordinate dal Comune. Stefanini si era sempre difeso dicendo che, prima di comprare il terreno, gli investitori erano andati in Comune e avevano ricevuto il via libera per il loro progetto. Altrimenti la Homo Sapiens non avrebbe acceso un mutuo di 5 milioni con il Monte dei Paschi. Ma a febbraio 2010 la Procura fece rinviare a giudizio otto persone tra cui lo stesso Stefanini, che poi morì. Ora cinque di essi sono stati condannati. Il giudice ha quindi ordinato la demolizione delle opere abusive (cioè delle piazzole), la confisca del terreno abusivamente lottizzato e delle opere abusivamente costruite (cioè una grande tettoia). Per le casette mobili invece è stata disposta la restituzione alla Banca Italease.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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