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«Io, al traguardo pochi minuti prima delle esplosioni»
Mauro Pinori, commerciante pontederese in gara a Boston «Il primo pensiero? Avvisare mia moglie che stavo bene»
PONTEDERA. «A parlarne adesso, provo più paura di quella che ho avvertito sul traguardo, dopo il mio arrivo».
Mauro Pinori, commerciante pontederese (insieme alla moglie Tiziana ha un negozio di tessuti in via Roma), era a Boston, quando sono scoppiate le due bombe di matrice terroristica sul traguardo della Maratona.
Appassionato di quel tipo di corsa, ne fa un paio l’anno. In giro per il Mondo. Si affida a una organizzazione nazionale.
A Boston, ad esempio, c’era già stato due anni fa. Un quadro, con la foto scattata mentre corre lungo le strade americane e la medaglia conquistata, ne è la testimonianza. «Corro per divertirmi e per tenermi in salute – racconta – non sono tesserato per una società. Mi alleno spesso lungo l’argine dell’Era, da Pontedera a Ponsacco. E un paio di volte l’anno, provo a gareggiare in una di queste corse classiche».
A Boston è arrivato a tagliare il traguardo una manciata di minuti prima delle esplosioni. Otto minuti e mezzo. «Sono partito alle 10,40 – racconta – Era il terzo scaglione. Ho avuto problemi muscolari e ci ho messo tre ore e 58’. Sono arrivato poco prima dell’esplosione. Mi sono attardato a prendere il sacco e la medaglia, quando ho sentito il botto.Ero ancora nell’area riservata ai partecipanti quando ho sentito la prima esplosione. Era forte, potente. Ma non ho pensato, immediatamente a un attentato. L’idea che mi è balenata nella testa è stata che fosse esplosa qualche conduttura. Ma il botto, in mezzo a tutti quei grattacieli è stato enorme. Pauroso».
Poi è arrivata la seconda esplosione. E Pinori ha capito che stava succedendo qualcosa di strano. Di pericoloso. «Abbiamo visto subito un fuggi fuggi – racconta – Era la polizia e le altre forze dell’ordine che stavano dirigendosi verso i luoghi dov’era avvenuta l’esplosione, per aiutare i feriti».
Altri momenti di paura li ha provati mentre era incolonnato per uscire dopo il traguardo. «Dopo le esplosioni lungo il percorso – dice – c’è chi ha sospettato che ci fossero altri ordigni proprio nella zona dov’eravamo noi. E, a un certo punto è scattato un allarme: hanno trovato un paio di esplosivi, c’è stato un fuggi fuggi, ho visto gente che saltava le transenne, altri che spingevano».
Il primo pensiero, Marco Pinori l’ha avuto per la moglie Tiziana, che era in Italia, nel negozio di via Roma, “Castellani Lidia”. Vendono stoffe. «Ho cercato in tutti i modi di trovare un telefono cellulare – racconta – In quei momenti concitati non riuscivo a telefonare. Invece, avendo capito che ci trovavamo davanti a un attacco terroristico, volevo che mi sentisse, che sapesse dalla mia voce, prima che dai programmi televisivi, quel che era accaduto. E soprattutto, che stavo bene. Che non mi era accaduto niente di brutto».
Lo racconta con la voce rotta dall’emozione. «Sa una cosa – dice – l’altra sera quando ho chiamato mia moglie, ho raccontato tutto d’un fiato. Adesso, ripensando a quei momenti, invece, avverto una sensazione di tensione e di paura, che prima non avevo. È proprio una esperienza che lascia il segno».
Emilio Chiorazzo
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