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Pontedera

Stretta creditizia e insoluti gli ostacoli delle imprese

Stretta creditizia e insoluti gli ostacoli delle imprese

Il manager di una azienda del comparto conciario: «Tasse e mancati incassi ci rendono la vita impossibile. E spesso sentiamo lo Stato come un nemico»

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SANTA CROCE. È una sensazione di solitudine quella emerge dalle parole degli imprenditori del Comprensorio del cuoio, dopo la notizia del suicidio di un loro collega. Soli davanti al mercato che è diventato sempre più selettivo. Ma soprattutto soli a combattere contro un mondo economico impazzito senza l’aiuto dello Stato. «Tasse, controlli e stretta del credito sono gli elementi che più ci preoccupano in questo momento. E che ci rendono la vita impossibile». A parlare è Massimo Rinaldi, direttore tecnico e general manager della Fgl International, impresa di Santa Croce che opera nel settore dei prodotti chimici. Lo stesso comparto della Ader Toscana, di cui era socio Andrea Mancini. Un ambito legato al mondo delle concerie che, diversamente da altre realtà, hanno numeri tutto sommato positivi. «Ma la crisi l’avvertiamo anche qui – riprende Rinaldi – perché l’unico modo adesso per poter lavorare bene è collaborare con concerie che lavorino per le grandi firme della moda. O esportare all’estero. Per il resto c’è sofferenza come per qualsiasi altro comparto». La situazione è molto cambiata da alcuni anni nel Comprensorio del cuoio. Il lavoro si è ridotto e i margini per poter operare al meglio sono diminuiti. «Non è un problema di volumi – dice ancora Rinaldi, che è anche vice presidente di Unpac, l’unione nazionale dei produttori italiani ausiliari conciari – perché già nel 2008 la crisi ha cominciato a farsi sentire, ma il settore conciario e quelli direttamente connessi hanno saputo riorganizzarsi e stare a galla. Il problema sono i margini che sono sempre più risicati, ma anche la tremenda stretta del credito che ci ha tolto ossigeno vitale. Per non parlare delle innumerevoli tasse, delle tantissime normative a cui dobbiamo sottostare e i controlli che ogni volta ci tolgono il fiato. Fare impresa in Italia è ormai un percorso a ostacoli, sempre più difficile da effettuare. Anche perché lo Stato non ci aiuta, invece dovrebbe stare al nostro fianco». Uno dei grossi problemi del mondo delle pelli sono gli insoluti. Lo sanno bene le aziende che lavorano per conto terzi , rappresentate dall’Assa, di cui è presidente Rossella Gianotti: «E’ un problema sentito, dimostra che non è tutt’oro quel che luccica nemmeno nel settore conciario che, in effetti, va meglio di altri. Il lavoro è distribuito a macchia di leopardo e i buchi neri che si creano diventano spirali in cui un’azienda poco strutturata rischia di entrare senza poter più uscire. Anche perché il sostegno delle banche è relativo e la presenza dello Stato insufficiente».

Andreas Quirici

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