Cisl scuola all’incasso “illegittimi” i soldi trattenuti ai docenti
Allo studio un’azione legale nei confronti del Ministero oggi l’incontro con insegnanti, bidelli e amministrativi
PONTEDERA. Circa quaranta euro al mese. Trattenute dalla busta paga alla voce “Opera di previdenza”. Un tesoretto accumulato per dieci anni nelle casse dello Stato e che per la segreteria provinciale della Cisl Scuola deve essere restituito a docenti, bidelli, tecnici, collaboratori amministrativi e dirigenti. E per farlo il sindacato propone a iscritti e non iscritti di promuovere un’azione legale nei confronti del Ministero. La chiamata a raccolta per conoscere i termini della querelle è per domani alle 15 presso l’Istituto Fermi di Pontedera.
«Dal 2001 ad oggi le amministrazioni pubbliche hanno continuato a trattenere dalla busta paga la voce “opera di previdenza” – spiega la segretaria di Cisl scuola Maria Giuseppa Canuso –, legittimamente, ma solo fino al 2011 quando l'hanno fatto nei confronti di coloro che erano stati assunti entro il dicembre 2000 ed avevano continuato ad optare per il Trattamento di fine servizio (Tfs), e illegittimamente per tutti coloro che, vecchi o nuovi assunti, erano passati al regime di Trattamento di fine rapporto (Tfr)».
Non si tratta di spiccioli. Se vincesse l’azione legale, un collaboratore scolastico assunto da due anni recupererebbe 669 euro, un assistente amministrativo 749 euro, un docente dell’infanzia o della primaria 903 euro, uno della secondaria di primo o secondo grado 974 euro. E per chi è in servizio da più anni la cifra recuperata sarebbe ancora maggiore.
Secondo i legali di Cisl scuola i requisiti per chiedere il rimborso della trattenuta “illegittima” ci sono. È dello scorso 22 marzo una prima sentenza favorevole ai lavoratori emessa dal giudice del lavoro di Treviso. «Chiederemo l’accertamento del diritto alla sospensione del prelievo e, nel contempo – dice l’avvocato Giacomo Orsucci –, la restituzione di quanto illegittimamente trattenuto».
Dal 2001 le regole sono cambiate. Coloro che erano stati assunti fino ad allora potevano optare se restare in regime di Tfs o passare volontariamente al Tfr e, nel contempo, al fondo Espero per ottenere una pensione integrativa. Un passaggio che diveniva obbligatorio, invece, per gli assunti a tempo determinato o indeterminato dal gennaio 2001 in poi.
Più di recente, nel decreto legge 78 del 2010, il governo Berlusconi stabilì che dal 1 gennaio 2011, tutti i dipendenti pubblici, e dunque anche quelli assunti prima del 2001, dovessero passare in regime di Tfr. Poi, l’11 ottobre dello scorso anno la Corte costituzionale definì illegittimo quell’articolo. E per correre ai ripari, il governo Monti stabilì il ritorno ai santi vecchi: e cioè che i docenti, i bidelli, i tecnici, i collaboratori amministrativi ed i dirigenti assunti entro fine 2000 potessero conservare il vecchio sistema di calcolo del trattamento di fine servizio (Tfs). Ma dal 2001 ad oggi le amministrazioni pubbliche hanno continuato a trattenere dalla busta paga la voce “opera di previdenza”. Da qui gli spazi per avviare un’azione legale e recuperare l’importo delle trattenute accumulate negli anni.
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