Il Tirreno

Pontedera

Il romanzo di una vita firmato da Pozzolini

di Andrea Lanini

Per comunicare col mondo Giorgio Strehler scelse lui

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SANTA CROCE SULL’ARNO. «Pronto? Sì, sono io... Ah, un pezzo su di me? Onoratissimo! Ma quando ci vediamo? No, perché... sono in partenza per Parigi, salpo dopodomani, all'alba». Spiritosamente, dice “all'alba” con enfasi di congiurato, quasi riferisse i dettagli segreti, delicatissimi, di una riunione carbonara. «Ah, Paris... almeno una volta l'anno vado, ho due stanzine in multiproprietà, mi mischio tra quella straordinaria folla. Va bene, allora, troviamoci domattina... senz'altro conoscerà il bar “Renata”... sì, alle 10 è perfetto».

Su Alberto Pozzolini, il web è prodigo di notizie. La casa editrice Titivillus, che ha stampato diverse sue opere, in due righe ne fa un ritratto intrigante. “Nato nel 1933 a Santa Croce sull'Arno, a 11 anni si compra un teatro di burattini, a 15 divora Shakespeare, ama il cinema, scrive e legge. Una volta a Milano, diventa capo ufficio stampa del Piccolo Teatro”. In quel momento assai felice per la vitalità intellettuale del Paese, al Piccolo di Milano c'erano Paolo Grassi e Giorgio Strehler, che per comunicare col mondo scelsero proprio lui, Pozzolini. C'è già di che incuriosirsi. A Santa Croce, a due passi dal bar “Renata”, in piazza Matteotti, c'è la biblioteca comunale “Adrio Puccini”, dove Pozzolini organizza incontri pomeridiani dedicati a letteratura, musica e cinema, l'ultimo dei quali era sulle assonanze artistiche tra Michael Jackson e Fred Astaire. «Il prossimo – dice un entusiasta frequentatore – sarà sui Beatles». «Nel '78 ha partecipato a dieci puntate di “Scommettiamo?”, il quiz di Mike Bongiorno»; «È stato professore, ha insegnato alle superiori»; «Da regista, ha portato il teatro d'avanguardia qui da noi: nel '53, primo in Europa, allestì “Terrore e miseria del Terzo Reich” di Brecht»; «Ha fatto televisione, si è inventato trasmissioni di successo, una gliela copiò pure la Rai»; «Per diversi anni è stato assessore alla cultura»; «Ha lavorato in Pirelli, in Rizzoli»; «Ha fatto il giornalista»; «Seguiva i calciatori dell'Empoli, era l'“addetto all'istruzione” di quei giovani atleti»; «Ha pubblicato parecchi volumi, ne ho uno su Togliatti». Questi i tasselli del caleidoscopico ritratto che ne fanno amici e conoscenti. Uno, qualcuno e centomila Pozzolini. Basterà un'intervista a scoprirli tutti?

Eccolo che arriva. Aria elegantemente giovanile, à la mode: possibile che abbia ottant'anni, il signor Pozzolini? Dizione perfetta da teledivulgatore degli anni Settanta, modi garbati, di compostezza nordica. Da dove arriva, come nasce questo figlio insolito della zona del Cuoio? Viene da chiederselo. «Accomodiamoci ai tavolini fuori... Mi scuserà per la voce: colpa di una brutta operazione alla gola. Da tempo, questo è il mio volume massimo. Mi spiace solo di non poter più mandare a quel paese gli scocciatori con la dovuta verve». Da una piccola borsa tira fuori foto in bianco e nero. Nella prima si riconosce subito un giovanissimo Don Backy. «Qui io e Aldo (Aldo Caponi, alias Don Backy, ndr) siamo a Milano, nei primi anni Sessanta. Il Clan di Celentano era nato da poco. Siamo cresciuti insieme, lui è del '39, fu una sorpresa trovarlo lassù. Ma andiamo per ordine...». Estrae degli appunti scritti di suo pugno. «Ho preparato un breve elenco per non perdere il filo... ecco: 1940, facevo il chierichetto, un'esperienza altamente formativa, la cito con piacere. Poi: 1950, cronista del Tirreno - questa la incuriosirà! - che però allora si chiamava Telegrafo. Era proprio l'inizio, avevo 17 anni. Sono andato avanti fino al '61, poi scappai da Santa Croce».

È solo l'inizio. Da quella fuga del '61 verso il nord, si srotola una cascata di ricordi, aneddoti, riconoscimenti («Ricordo con immenso piacere quello consegnatomi dalla rivista Playboy”, per via di un mio racconto erotico-noir»), date cruciali («Il '68, a Milano, insegnavo al liceo: uno spasso le giornate corsare nella scuola occupata»), regie importanti («Una per tutte? “Zoo di vetro”, a Bologna»), impieghi prestigiosi («Da collaboratore della Rizzoli partecipai alla stesura della loro “Enciclopedia”. Sì, una bella soddisfazione»), nomi celebri dello spettacolo, della critica, della cultura. Il culmine si ottiene nel 1975, data in cui si aggiudica il Premio Riccione, tra i riconoscimenti teatrali più importanti d'Italia, ora come allora. Il dubbio era fondato: non basta un'intervista per raccontare i centomila Pozzolini che si affacciano dalla lanterna magica di questa vicenda umana in bilico tra erudizione e grandi incontri. Ci vuole un libro. Possibilmente, visto che Pozzolini è dotato di affilata, graffiante, divertente penna, un'autobiografia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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