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Poste, forno, parrucchiere nei borghi si fa car sharing
Sempre più negozi chiudono: nei paesi ci si aiuta per commissioni e servizi A Micciano l’osteria fa da bacheca pubblica anche per il medico, così a Libbiano
POMARANCE. Il medico sposta il giorno delle visite? Una telefonata al ristorante alimentari, la signora Anna mette l’avviso al bancone e tutti gli abitanti di Micciano sono avvertiti. Un po’ osteria, un po’ bacheca pubblica: l’unica bottega del paese diventa un punto di riferimento per ogni tipo di commissione e servizio. Così a Libbiano e in tanti altri piccoli borghi dell’Alta Valdicecina chi va nel capoluogo con l’auto organizza veri e propri car sharing con i compaesani - si tratta soprattutto di persone anziane che spesso non hanno l’auto– che devono andare chi alla posta, chi in banca, chi a farsi i capelli.
Solidarietà, spirito di comunità e un tocco di fantasia low cost: così si combatte lo spopolamento, la crisi del commercio che ha obbligato tante attività a chiudere e si mantengono in vita i paesi.
A Libbiano l’unico locale rimasto è il circolo Acli - “Osteria Cavalcanti”, lo gestisce una giovane coppia intraprendente, Francesco e Carmen Strulato, lui ingegnere, lei laureata in economia alla Bocconi, ma con passione e gusto per i fornelli. «Abbiamo deciso di andare controcorrente – spiegano Francesco e Carmen – limitare le spese inutili, lavorare insieme, quindi perché non prendere in gestione un ristorante? Oltre ad occuparci del circolo sopperiamo a qualche piccola necessità degli abitanti di Libbiano, che con tanto calore ci hanno accolti: dato che non conviene al forno portare il pane fino a qua, ogni mattina, giacché dobbiamo andare a Pomarance, passiamo dal fornaio e portiamo il pane ai libbianesi che ce l’hanno chiesto, e un altro oggetto molto richiesto, è il giornale». Anche a Micciano l’unica bottega che sopravvive è il ristorante, e alimentari, “Osteria del borgo”, specialità di pesce, gestito dalla livornese Anna Aiello e dal marito Marcello. «Funzioniamo anche un po’ come bacheca pubblica - racconta Anna Aiello - se il medico sposta il giorno delle visite, ci chiama e mettiamo un cartello in negozio». E pure per chi deve recarsi alla posta, o in banca, o in qualsiasi altro ufficio: chi ha la patente e il mezzo mette a disposizione l’auto e si organizzano macchinate verso il capoluogo. «Il pullman per andare c’è la mattina presto – spiega Anna Bolioli, abitante di Libbiano – e il ritorno è nel primo pomeriggio, qui le persone sono anziane per lo più ottanta, ottantacinque, anche novant’anni, per questo quando vengo a Pomarance, visto che ho la patente, mi fa piacere dare un passaggio a chi ha bisogno». A Montecastelli Pisano, nel Castelnuovino, un metodo quasi identico viene utilizzato da un gruppo di signore per raggiungere il parrucchiere più vicino, a Castelnuovo . «Qui da noi manca tutto – racconta Lora Chiari - il pane ce lo portano da Radicondoli». Alla base di questo progressivo spopolamento di attività commerciali nei borghi c’è la crisi. «Ci sono realtà che stanno scomparendo – spiega Giuseppina Spinelli, presidente del Centro Commerciale Naturale di Pomarance – noi, come associazione di negozi e artigiani che operano nel centro storico, cerchiamo di muoverci uniti per dare vita ad iniziative di vario tipo e ogni volta che l’occasione lo permette partecipiamo a bandi regionali e della camera di commercio per reperire risorse e promuovere le nostre attività, però le vendite, è un dato di fatto, stanno diminuendo». In Alta Val di Cecina, stando a dati recenti, oltre trenta negozi hanno cessato la loro attività nell’ultimo quadriennio.
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