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Arti, mestieri, negozi Le locandine d’epoca raccontano il Colle
Ieri, oggi: la città che cambia nelle immagini inviate da centinaia di cittadini dell’Alta Valdicecina
VOLTERRA. Era un’istituzione rosa quell’educatorio femminile San Pietro, dove si insegnava alle giovani dell’epoca con “retta mite, riscaldamento a termosifone e prato di platani e acace” dove si insegnava pure economia domestica, quindi trine, ricami, sartoria. Così pure la società cooperativa industriale “Magazzino alabastri” con i suoi “prezzi modicissimi” in via Garnacci: “palazzo proprio” si legge nella locandina ingiallita dal tempo. Poi c’era la Tipografia commerciale che forniva “opere comuni e di lusso a prezzi mitissimi”. E chissà quanti ricordano il bar Martini di via Matteotti dove “si degusta il miglior caffè”. È un puzzle amarcord di centinaia di tasselli di una Volterra che in parte continua ad esistere solo nei ricordi di alcuni e sulle locandine di pubblicità d’epoca ritrovate nei cassetti di chi la storia la ama. Sono tante le persone che hanno partecipato alla raccolta dell’ “album popolare” promossa sul social network Facebook dal cultore di storia locale, Fabrizio Rosticci. Via etere si arriva a tutti: ed ecco che sul web sfila una vera e propria rassegna di arti e mestieri nati sul Colle, come la pasticceria di Ledo Filippi di via Matteotti.
Ieri, oggi: c’è ancora quel locale. Adesso la bottega appartiene alla famiglia Giovannini, e si chiama “Dolceria del corso”. Il numero telefonico è rimasto uguale e la specialità, come allora, resta «il panforte etrusco importato dall’allora proprietario Raveggi a cavallo fra anni ’60-’70 da Siena», come racconta la titolare. «Anche il ciottolone di rame è rimasto lo stesso da decenni, e oggi utensili così non si trovano più. La qualità del prodotto dipende pure dal recipiente in cui viene cotto, anche per questo che abbiamo vinto un importante premio a Milano», continua. Nella raccolta di Rosticci figurano molti alabastrai, che oggi, per lo più, non ci sono più. All’erosione degli anni resistono ristoranti, come “Lo sgherro” e “Da Beppino”, quest’ultimo presente fin dagli anni ’50. «Sono tanti anni che facciamo questa attività», dicono da “Lo Sgherro”. Anche qui stesso numero telefonico.
Jacopo Paganelli
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