Il Tirreno

Pontedera

«A Lari e sul Serra per mettersi in salvo dalla fine del mondo»

di Manolo Morandini
«A Lari e sul Serra per mettersi in salvo dalla fine del mondo»

Leonardo Remorini lavora con la profezia dei Maya In una decina di anni ha costruito sessanta bunker

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PONTEDERA. Per gli scettici se ne sta andando in ferie. Per gli scaramantici è un viaggio della salvezza. Per lui che delle paure degli altri ne ha fatto un mestiere vale l’una e l’altra cosa. Destinazione Tirolo. È qui che Leonardo Remorini, pontederese classe 1955, ha il suo rifugio a prova di fine del mondo. Quella profetizzata dai Maya, che dovrebbe accadere questo venerdì. Il giorno dell’inferno di fuoco, terremoti e alluvioni. «Un periodo di ferie con la mia famiglia – dice –. Staremo lì in attesa degli eventi e poi è stagione di neve».

Si chiama Matex Security Projects la sua ditta e vanta un’esperienza ultra ventennale in bunker militari e sistemi di sicurezza. Da una decina di anni progetta e costruisce rifugi chiavi in mano su misura, molti per soddisfare il desiderio di sopravvivenza di ricchi scaramantici. «Sessanta i bunker costruiti per privati e tutti nel Centro Nord. Due in Toscana, sull’Appennino», dice Remorini . Un piccolo business che in vista della scadenza del 21 dicembre 2012 ha conosciuto un nuovo impulso. Bene la scaramanzia, quindi, ma chi in questi anni ha puntato sulla salvezza alla fine dei conti ha preferito fare un passo indietro e presentarsi all’appuntamento con il portafoglio gonfio. «Di tre con il cantiere già avviato in Toscana due sono rimasti a metà per problemi di denaro».

Anche la paura ha un prezzo. «Quando arrivo a stilare il preventivo rispetto a qualche anno fa c’è sempre la richiesta di limare sulle spese e prima di una risposta definitiva il committente ci pensa di più rispetto al passato. Le richieste negli ultimi anni si sono dimezzate ma i contatti, anche solo per curiosità, continuano ad avere una cadenza giornaliera».

C’è una cortina di segretezza sui siti scelti per realizzare le fortezze interrate. «Altrimenti in caso di bisogno il cliente dovrà vedersela con chi accorrerà per mettersi in salvo, magari mettendo a rischio la sua incolumità e quella dei suoi cari – spiega Remorini –. In caso di pericolo estremo i comportamenti delle persone sono altrettanto estremi». Eppure, per chi resta fuori l’esperto non lesina consigli per provare a mettersi in salvo. «Guai a restare al livello dell’Arno oppure del mare perché il rischio, anche supponendo di avere un rifugio a queste quote, è di fare la morte del topo. Per chi resta in zona suggerisco di spostarsi a quote tipo quelle di Lari o meglio sul Monte Serra».

La Matex Security ha fatto della riservatezza la sua cifra. La sede operativa è in un anonimo appartamento in zona stazione a Pontedera. Per portarla alla luce serviva la profezia Maya e la corsa al bunker di facoltosi e scaramantici industriali. «Nel nostro settore è il passaparola a portare nuovi clienti – dice il titolare –. Ci occupiamo di sicurezza e serviamo clienti privati, ma facciamo consulenza anche per le forze armate e di polizia».

La Matex funziona come un general contractor. Strutture costruite ex novo in calcestruzzo oppure assemblando container o grandi tubi metallici. Ma non è certo l’involucro a fare la differenza. «Il costo varia a seconda delle esigenze del cliente: per muratura e scavi si spendono in genere 1.500 euro al metro quadro – spiega Remorini –. Le attrezzature di filtraggio di aria e acqua, oltre ai generatori elettrici vanno da 25 a 50mila euro, mentre per le scorte di generi alimentari servono circa 10mila euro per sopravvivere alcuni mesi».

Bunker con un alto grado di autonomia. «All’interno vengono attrezzati con riserve d’acqua, fognature, carburante per produrre energia elettrica, cibo e quant’altro desidera il cliente. In alcuni ho installato anche librerie, impianti stereo e video». In collina o in montagna. «Le pareti esterne devono essere a contatto con la terra per proteggere dal calore – spiega –. Essere sottoterra inoltre, permette di sfuggire a gran parte degli effetti di esplosioni e delle radiazioni». E aggiunge: «Un cliente che soffre di claustrofobia ha chiesto di avere delle finte finestre da cui sembra di vedere fuori».

Rinchiusi tra quattro pareti, un metro sottoterra. È così che alcuni trascorreranno il 21 dicembre. Perché un bunker può essere piccolo come una stanza e senza comodità, o grande e confortevole quanto un appartamento. Per realizzarlo è sufficiente disporre di un appezzamento di terra oppure di una casa con locali interrati. Una soluzione “chiavi in mano” per sopravvivere alla più grande sventura di tutti i tempi non è per tutti. In questo la morte, o meglio quella annunciata, non fa da livella. Per quattro persone ci si deve preparare a spendere almeno 140mila euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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