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Casati (Uil) contesta «Ora la Fiom usa 2 pesi e 2 misure»
PONTEDERA. Stesso settore. Ma mondi diversi. Lontani, nonostante la manciata di chilometri che separa le due principali realtà metalmeccaniche della provincia di Pisa. C’è un solco profondo in...
PONTEDERA. Stesso settore. Ma mondi diversi. Lontani, nonostante la manciata di chilometri che separa le due principali realtà metalmeccaniche della provincia di Pisa. C’è un solco profondo in materia sindacale tra Piaggio e Continental per il segretario provinciale della Uilm Marcello Casati.
A far emergere le incongruenze è la firma del nuovo contratto nazionale di categoria da parte di Fim, Uilm e Uglm. L’ennesimo contratto da separati, con la Fiom rimasta fuori e scesa sul piede di guerra. Casati ne fa una questione di coerenza e punta il dito contro la Fiom. «Di quale coerenza sindacale stanno parlando se, alla Piaggio di Pontedera, abbiamo assistito a scioperi dichiarati dalla Fiom per non lavorare di sabato, in quanto giorno festivo, e alla Continental si lavora anche la domenica?», chiede il segretario provinciale Uilm. Che aggiunge: «Vi sembra coerente, e questo vale per tutta la Fiom, contestare il precariato alla Piaggio dove da anni, con successo, ci siamo attivati per far entrare giovani al lavoro in un modo più sicuro e dignitoso, mentre alla Continental si assumono centinaia di giovani in somministrazione, i famosi interinali, di comune accordo con la Rsu Fiom?».
Casati sposta l’obiettivo sul tema della democrazia. «Alla Continental vi vantate di avere undici Rsu su dodici – dice –. Questa “maggioranza bulgara” non è il derivato di una democrazia partecipata, ma il frutto di una palese dittatura interna, applicata dalla Rsu Fiom con la compartecipazione della dirigenza aziendale assistita dall’Unione industriale pisana». Spazio alla memoria. «Quando venni in Siemens, all’epoca proprietaria degli impianti, per cercare di spiegare i contenuti di un contratto nazionale separato, voi oltre a non far partecipare i lavoratori alle assemblee, com’è vostra abitudine, mi accoglieste in fabbrica urlando venduto e al canto di “Bandiera Rossa”. La cosa strana è che l’azienda mi contestò di avere alzato la voce durante l’assemblea fatta ai pochi lavoratori presenti, ma a voi non ha mai contestato nulla».
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