Il Tirreno

Pontedera

Crateri al Poggio del Boscone, scatta l’Sos

Il Comitato denuncia una nuova situazione dovuta all’estrazione del sale: frane più vicine al centro

2 MINUTI DI LETTURA





VOLTERRA. La chiamano una chicca di autunno. Tra amarezza e ironia i paladini dell’ambiente in Alta Valdicecina segnalano un “nuovo” caso dovuto all’estrazione di salgemma, nella zona industriale di Saline. Qui Poggio del Boscone: in poco più di un anno il Comitato segnalano camini di collasso (crateri) che praticamente divorano il poggio.

«La progressione delle frane si avvicina sempre più al centro abitato, tutto ciò è dovuto alla massiccia estrazione di salgemma», spiegano loro che da tempo si battono per una impostazione sostenibile del lavoro della multinazionale belga Solvay verso il territorio. Tutela dei lavoratori, della comunità di Saline (divorata dai crateri dovuti all’estrazione che porta cedimenti e dissesti del territorio) e dell’ambiente sono i tre presupposti che il Comitato porta avanti nella sua battaglia. «Non è per spaventare nessuno – precisano – ma per rendere consapevoli di cosa accade a poche centinaia di metri dalle nostre case, crediamo che le nostre osservazioni in materia di subsidenze meritino una certa attenzione, soprattutto quando c’è in gioco la sicurezza di un centro abitato, delle sue infrastrutture civili e industriali e l’incolumità dei suoi abitanti».

La riflessione del Comitato abbraccia anche la questione della mancata presentazione da parte di Ati Sale di un piano industriale per il rilancio dello stabilimento di Saline. Vicenda sollevata dalla Cgil.

«La preoccupazione del sindacato è più che lecita, viste le molte promesse di investimenti e di rilancio produttivo, sbandierate nei vari accordi firmati con Solvay, promesse sempre state disattese», dicono gli attivisti. E continuano: «Quando nel 1996 tentavamo di mettervi in guardia sulla natura truffaldina del contratto Eti-Solvay e sui rischi che questo implicava per il futuro dell’allora Salina; anziché appellarci come “fascisti” avreste magari potuto ascoltare. Oggi con quasi 100 posti di lavoro persi rispetto ai tempi della stipula del contratto, che di fatto privava lo stabilimento della sua materia prima cedendo le concessioni a Solvay, ci dovrete riconoscere che non ci sbagliavamo più di tanto. Che occasione persa e pensare che un po’ più di interesse e di coraggio avrebbero potuto dare benessere e lavoro per anni ancora anziché svendere le nostre ricchezze -acqua e sale – in cambio di niente. Forse tutto non è perduto ancora, ma visto i tempi sempre più lunghi dell’accordo di programma, o si agisce in fretta, o sarà veramente sempre più difficile assicurare un minimo di futuro ad Ati Sale».

Francesca Suggi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera