Disposti anche a lasciare se domenica Renzi fa il bis
Una sconfitta che rischia di lasciare il segno nel Partito democratico del Valdarno La coordinatrice Valiani: «La segreteria deve fare una riflessione su questi dati»
SAN MINIATO. Fosse un terremoto, sarebbe di quelli che lasciano crepe pronte a diventare crolli. Così, dopo il primo turno delle primarie la parola più ricorrente è “riflessione”. Capire le ragioni di quella che a livello locale è una sconfitta vistosa per l’apparato Pd, schierato in maggioranza con Bersani. Segreterie che improvvisamente, stando ai soli numeri, si scoprono espressione di una minoranza, nel Valdarno più che nel resto del pisano. Su tutti vale il dato di San Miniato: 58% per il sindaco di Firenze contro il 31 del segretario. Inevitabile attendersi nuovi scenari all’interno del partito. «Serviranno delle valutazioni anche a livello personale – dice Francesco Lupi, coordinatore del comitato Bersani di San Miniato – perché chi vince è giusto che si assuma onori ed oneri della politica». «Delle riflessioni ci saranno – conferma il segretario Massimo Baldacci – anche se per adesso vogliamo solo concentrarci sul ballottaggio. Del resto, il mio è sempre stato un ruolo di minoranza nella segreteria». Un risultato, quello del primo turno, che ha spiazzato soprattutto per la differenza fra i due candidati. «Non me lo sarei mai aspettato – confessa Lupi – anche se l’alta affluenza era già un segnale: tante persone mai viste attratte dal messaggio di Renzi. È opportuno chiedersi, per il futuro, se un partito serio e strutturato debba aprirsi a consultazioni di questo tipo. A livello locale, poi, abbiamo forse pagato anche certe divisioni che ci portiamo dietro dalle primarie 2009». Per il segretario Baldacci, invece, il risultato era da mettere in conto: «Da parte nostra – spiega – ci siamo mossi molto all’interno della base tradizionale, ma appena si usciva un po’ si avvertiva una critica alla politica che tendeva a concretizzarsi nel voto a Renzi, anche in modo contradditorio secondo me, perché non è certo così che si supera Monti da sinistra». Diversa l’opinione di Valentina Delmonte, coordinatrice del comitato pro Renzi: «Per noi è un risultato inaspettato – dice – ma non dipende dal malcontento: ha vinto la voglia di mettersi in gioco e di cambiare». Anche Simone Giglioli mette le mani avanti: «Le primarie non sono un congresso Pd, anche se a livello regionale – aggiunge – d’ora in avanti qualcuno dovrà tenerne conto. Il risultato ha superato le migliori aspettative, nonostante la dirigenza fosse schierata per Bersani». Nettamente avanti il sindaco di Firenze anche negli altri comuni, compresi Castelfranco e Montopoli dove non esisteva un comitato per Renzi, mentre a Santa Croce si registra il quasi 70% raggiunto a Staffoli. «Questi numeri dimostrano che la sensibilità dell’elettorato è cambiata – afferma Vanessa Valiani, coordinatrice dei renziani - A livello locale servirà un approccio diverso: la segreteria dovrà aprire una riflessione». Soddisfazione anche dal comitato per Vendola, sul quale adesso si concentrano le attenzioni dei bersaniani per mettere al sicuro la vittoria nazionale. Non dà indicazioni Laura Cavallini di Sel, che però ammette: «Penso che andrò a votare, e lo farò per Bersani, al quale mi sento più vicina su vari temi». «A San Miniato – aggiunge – la parte del Pd che si credeva maggioranza si scopre adesso in minoranza, in un quadro che sembra aver ribadito e consolidato le fratture del 2009». Giacomo Pelfer
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