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La triste verità: Vanni voleva tornare in treno
Stimatissima sul lavoro: in pochi anni era diventata capo del personale Tutto il paese di Larderello si è stretto attorno alla famiglia e alla figlia di 8 anni
POMARANCE. Per tutti il pensiero più grande è stato per Elena, la figlia di 8 anni che l’altra sera ha aspettato a lungo che la mamma tornasse a casa. Antonella Vanni, 48 anni, aveva desiderato molto la sua bambina, nata dalla relazione con il compagno Marco Risaliti, originario di Bagno a Ripoli. Tutti a Larderello e Pomarance la conoscevano, così come conoscono la sua famiglia e la madre che da quando ha saputo non si dà pace.
Lei, in pochi anni, era diventata capo del personale della centrale Enel Green Power a Larderello. Sempre disponibile con gli altri, sorridente. Una persona di grande spessore umano, così la ricordano i colleghi e i familiari. Lavorando all’ufficio personale aveva contatti con tanta gente e spesso faceva parte delle commissioni dei concorsi per la selezione dei nuovi dipendenti. Per tanti era un punto di riferimento quando avevano bisogno di informazioni.
E ieri a Larderello quando è arrivata la notizia della sua morte il cielo sopra gli edifici di Enel Green Power di Larderello sembrava ancora più plumbeo. Sguardi bassi e poca voglia di parlare tra i colleghi di Antonella Vanni, di Larderello, vittima insieme con i colleghi Paolo Bardelloni e Maurizio Stella, rispettivamente originari di Grosseto e Follonica, di un terribile incidente stradale avvenuto a causa del crollo di un ponte sul fiume Albegna nel Grossetano. E pensare che Antonella doveva tornare a casa in treno.
Nel centro geotermico operai e impiegati sono stati sconvolti dalla notizia nelle prime ore di ieri. «Che vuole che dica – confessa un collega che in passato aveva condiviso lo stesso reparto con la donna – non ho parole, c’è solo dolore in questo momento; bisognerà certo accertare con precisione le cause della morte». Poi l’uomo abbassa lo sguardo a terra – «è una brutta tragedia», dice e si allontana.
Per Stefania Poli, dipendente pubblica e presidente dell’Apav, l’Associazione pattinaggio artistico della Valdicecina, la notiza della tragedia è arrivata come un «fulmine a ciel sereno». Antonella Vanni non era solo la mamma di un’amica di sua figlia. «Insieme – dice Stefania – le due bambine frequentano la società di pattinaggio che io presiedo. E Antonella è sempre stata attiva, all’interno della società, non tirandosi mai indietro quando c’era da fare. Questo ci aveva fatto diventare amiche, anche oltre la passione sportiva delle nostre figlie». Il dolore è grande. Lo avverte tutta la comunità geotermica. Sulla piazza, nei capannelli di persone, non si sentono che parole di cordoglio e le teste si scuotono come per alleggerire il peso dei pensieri.
I colleghi più prossimi dell’ufficio del personale non se la sentono di fare commenti, hanno visi sconvolti e le parole si strozzano loro in gola, sopraffatti da un pudore che è imposto da un’amicizia che andava al di là del lavoro.
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