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Pontedera

«Noi gliel’avevamo detto di non mangiarli»

«Noi gliel’avevamo detto di non mangiarli»

Parla la sorella della donna trapiantata di fegato. «Li aveva raccolti mio cognato vicino a casa»

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CASCINA. «Sapevamo che non c’erano speranze neppure per mia sorella. Siamo una famiglia distrutta». Angela Trombetta, 64 anni, è la sorella di Lisa, la terza vittima dei funghi che hanno ucciso suo cognato Lino Di Ruscio. 65 anni, e la figlia di quest'ultimo, Simonetta, di appena 40 anni.

«I funghi li aveva raccolti Lino nel boschetto che c'è vicino a casa nostra – racconta la donna molto provata – è un vecchio vivaio abbandonato e di questi funghi ce ne sono una grande quantità. Solo che noi non li abbiamo mai presi. Non ci siamo mai fidati troppo. Anche a Lino avevamo detto di non mangiarli. Lui li aveva raccolti mercoledì e la sera li hanno mangiati fritti. Il giorno dopo avevano tutti diarrea e vomito. Ma non hanno pensato subito ad un’intossicazione. Pensavano piuttosto a un virus di stagione. Poi hanno chiamato il loro medico di famiglia, nella mattinata di giovedì, che ha detto loro di andare subito all’ospedale. Potevano avere un avvelenamento proprio per i funghi che avevano mangiato la sera prima. Non sono andati subito, la situazione non sembrava così grave. Hanno telefonato al 118 e sono stati consigliati di andare al pronto soccorso dell’ospedale. Così hanno deciso di aspettare mia figlia Daniela, che nel pomeriggio, quando è tornata dal lavoro, li ha accompagnati al pronto soccorso dell’ospedale di Cisanello».

L’ingresso è registrato alle 16,40, quando ancora la situazione non sembrava così disperata.

Dopo alcune ore Daniela ha chiamato Simonetta sul cellulare per avere notizie e capirse se poteva andarli a prendere. «A quel punto Lino stava già male, gli avevano messo la flebo – racconta ancora la donna –. Lui aveva avuto già problemi al fegato, abbiamo pensato che lo stesso trattando con maggiore attenzione anche per questo». La famiglia ha trascorso la notte al pronto soccorso. Venerdì continuavano a stare male, fatta eccezione del bambino che aveva mangiato solo pochi pezzi del micidiale fungo.

Sabato la situazione è precipitata e uno alla volta se ne sono andati. Prima la donna di 40 anni e poi il padre. Ieri è morta anche Luisa. «Non sappiamo se faranno l’autopsia – dice la sorella della donna trapiantata di fegato e poi morta – ci sarà da capire cosa ha provocato questa tragedia». Anche per questo non è ancora stata decisa la data del funerale.(s.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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