Il presidio
La cassa d’espansione può far sparire le attività sportive
Roffia, futuro incerto quando manca poco alla fine dei lavori Lunedì un incontro in Comune per trovare soluzioni
SAN MINIATO. L’unica cosa certa sono i lavori, ormai in dirittura d’arrivo, per la trasformazione del bacino di Roffia nella cosiddetta cassa d’espansione dei Piaggioni. Lavori che dovrebbero chiudersi entro l’anno, secondo la tabella di marcia. Eppure, a pochi mesi dalla conclusione, dopo oltre tre anni e mezzo di cantiere, rimane ancora tutto da sciogliere il nodo sul futuro sportivo dell’area: capire, cioè, se e come le attività di canoa e canottaggio potranno convivere con le necessità della cassa d’espansione. Manca ancora, infatti, un protocollo per l’utilizzo del bacino, come manca un accordo per le nuove strutture sportive da sostituire alle attuali, che ad oggi appaiono destinate a finire periodicamente sott’acqua. A questo si aggiunge poi il progetto di recupero per la palazzina realizzata all’inizio degli anni ’90, sulla quale Comune e società sembrano avere idee molto diverse. Punti da chiarire, che hanno irrigidito i rapporti tra l’amministrazione e i dirigenti di Canottieri e Canoa di San Miniato, che lunedì si incontreranno in municipio alla ricerca di un accordo. Al tavolo, insieme al sindaco Vittorio Gabbanini e all’assessore allo sport David Spalletti, siederanno i due presidenti Enzo Ademollo e Daniele Corsi, con la presenza del presidente regionale Coni Paolo Ignesti. Al primo punto c’è la richiesta di un documento ufficiale che confermi, attraverso un decalogo, la possibilità di proseguire l’attività sportiva all’interno del bacino. A questo si lega però il nodo delle strutture: spogliatoi, palestra e rimessa per le imbarcazioni, che in base agli accordi inziali sarebbero stati sostituiti con appositi edifici galleggianti, in grado di adattarsi senza problemi al variare del livello dell’acqua. Le due società hanno presentato da anni un progetto congiunto, che l’amministrazione, ad oggi, non ha ancora sottoscritto, di fronte alle ristrettezze e alle difficoltà di bilancio, congelando in questo modo, tuttavia, anche la possibilità di provare a cogliere finanziamenti ad hoc. A complicare il quadro, in realtà, ci sarebbe anche il nodo del terreno su cui insistono gli edifici, che sarebbe ancora di proprietà della ex draga Borgioli. Il risultato è un quadro d’incertezza in cui le strutture attuali, e in particolare la rimessa per le imbarcazioni, sembrano destinate a finire di tanto in tanto sott’acqua, senza possibilità, di fatto, di programmare con sicurezza la stagione sportiva 2013. La partita, però, si gioca anche sul futuro della palazzina realizzata dal Coni all’inizio degli anni ’90, in buona parte con i soldi dei mondiali, pensata come punto d’arrivo per le competizioni nel bacino. Un’opera mai completata, che oggi appare fortemente compromessa da vent’anni di abbandono e degrado. Il Comune si è detto intenzionato a recuperare l’edificio, con la possibilità di ospitare all’interno la sala controllo della cassa d’espansione. Una prospettiva che le due società considerano inconcepibile, soprattutto per una struttura nata e finanziata in buona parte dal Coni a servizio dell’attività sportiva.
Giacomo Pelfer
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