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I giovani nella società di oggi, servono più opportunità

SAN MINIATO. I giovani sono da sempre fonte di preoccupazioni o di soddisfazioni. Ma sul tema di attualità “I giovani nella società di oggi”, svoltosi giovedì pomeriggio a palazzo Grifoni, il...

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SAN MINIATO. I giovani sono da sempre fonte di preoccupazioni o di soddisfazioni. Ma sul tema di attualità “I giovani nella società di oggi”, svoltosi giovedì pomeriggio a palazzo Grifoni, il presidente della Fondazione Carismi, Antonio Guicciardini Salini nell’introduzione ha subito evidenziato che «la crisi non è soltanto economica, ma anche di valori morali».

A ruota la professoressa Giuliana Spalletti, presidente dell’associazione Economia e legalità fondata nel 2009, ha aggiunto d’aver organizzato il convegno per un approfondimento. E così il primo relatore è stato il dottor Santino Scirè, vicepresidente nazionale delle Acli. E ha citato numeri preoccupanti: «L’11% dei giovani tra 15 e 19 anni non vuole studiare né lavorare, percentuale che sale al 16% tra 25 e 29 anni. E quando i giovani sono così demotivati, rischiano di essere attratti da altri fenomeni, per parlare chiaro, la malavita organizzata».

Poi Giuseppe Bellandi, docente universitario dell’Università di Pisa, è andato sul concreto: «Occorre il sapere. E il saper fare. E il saper essere. Ogni persona ha un suo talento. È quello, che nel giovane va stimolato. Servono artigiani, come l’elettricista; ma se il genitore ha uno studio professionale, indirizza il figlio alla laurea e poi lo mette in ufficio con sé. Ma se il giovane voleva fare altro, non s’ingegnerà a dare di più all’attività. Ognuno deve impegnarsi, oltre a lavorare, a sviluppare, a migliorare, il lavoro che fa». Poi ha aggiunto: «Peraltro c’è poco lavoro, compresi i laureati bravi e motivati. Bisogna che le aziende li chiamino per stage, tirocini, orientamenti: per non farli sentire inutili. La Provincia di Pisa ha cominciato a fare qualcosa, bene; ma sollecito anche questa Banca e altri enti sul territorio».

Infine, il vescovo Fausto Tardelli ha sottolineato «l’esigenza, per gli adulti, di dare ai giovani esempi di vita sensata e buona, laboriosa e responsabile. Altrimenti i giovani restano costruiti sull’apparenza, e non sanno quel che vogliono». Poi ha concluso: «Nelle precedenti generazioni, non si vedeva l’ora di raggiungere l’età adulta. Ora invece c’è il culto della giovinezza, nonostante gli anni che passano. Gli adulti invidiano i giovani, pensano che sembrare come loro dia la felicità. Invece i giovani hanno una percezione diversa del tempo, del rischio, dei sentimenti e del sacro».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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