Oltre 300 nuovi alloggi dalle ceneri dell’Ipsia
Due imprese edili rispondono all’appello del Comune per il Piano delle città Lungo via Primo Maggio una grande piazza, le case nascerebbero al Chiesino
PONTEDERA. Immaginate uno spiazzo ampio quanto tutta piazza Belfiore (piazza Andrea da Pontedera, come viene comunemente chiamata in città) e tutte le vie che la contornano. Potrebbe nascere a breve poco distante: lungo via Primo Maggio, al posto dell’immobile che ospitava, fino a giugno, l’Ipsia, ora trasferito nel villaggio scolastico.
Ci sono due progetti che, se vanno in porto, cambieranno il volto della città. Sono le due idee presentate da privati nell’ambito del Piano delle città: che il Comune di Pontedera, con un’apposita delibera di giunta, ha approvato, in tempo utile, per proporle all’esame della cabina tecnica nazionale.
Il piano, al quale Pontedera partecipa al fianco di grandi città di tutta Italia, è dedicato alla riqualificazione di aree urbane, con riferimento particolare a quelle degradate, con l’obiettivo di ridurre la tensione abitativa, immettendo sul mercato alloggi a canone agevolato.
Alloggi destinati a chi non ha i soldi per poter acquistare un immobile, ma neppure i requisiti per accedere ai bandi per l’edilizia popolare.
Le due proposte. Una arriva da due aziende dell’edilizia: la Cet e la Cooper 2000 e riguarda un progetto che già esiste. Le imprese edili chiedono solo una trasformazione.
Stiamo parlando delle case che dovranno nascere nelle due guance dietro l’attuale palazzo conosciuto come “Le vele”, in zona La Bianca. Adesso quegli immobili sono previsti come un unico blocco, la richiesta – che riguarda 72 alloggi - è di poterli realizzare in più sezioni.
L’altra proposta è più articolata ed è legata all’operazione che coinvolge gli immobili di proprietà della Provincia di Pisa e che sono stati (in parte lo sono ancora), sede e succursale dell’istituto professionale l’Ipsia.
A presentarla è l’impresa di costruzioni Luigi Rota, che potrebbe beneficiare di una perequazione urbanistica a distanza. Cioè, gli spazi occupati dagli immobili dell’Ipsia, in pieno centro, verrebbero recuperati in un’altra area della città. In questo caso la zona prescelta è quella del Chiesino. «Un’operazione – commenta il sindaco di Pontedera Simone Millozzi – che toglie degrado dal centro, dove alcuni volumi verrebbero eliminati».
La succursale di piazza Belfiore rimarrebbe intatta. Ristrutturata e destinata a sede di uffici e associazioni.
La sede principale, quella di via Primo Maggio, invece, lascerebbe spazio a una piazza di quattromila metri.
Una nuova piazza. «Uno spazio pubblico – sottolinea ancora Simone Millozzi – che avrebbe il merito di allungare il centro commerciale naturale della città, di regalare un nuovo spazio verde, un nuovo luogo per socializzare e, soprattutto, ridurrebbe il carico urbanistico. Se pensiamo che, in quell’area, ci sono anche le trasformazioni degli ex immobili produttivi, della Crastan e della Finocchi, il quadro di una trasformazione radicale, è delineato».
I volumi “persi” dalla sede dell’Ipsia trasformata in piazza, verrebbero spostati al Chiesino: senza aumentare di un solo metro quadrato le superficie trasferite, né il consumo di suolo diverso da quello già urbanizzato o urbanizzabile. «Non verrà toccato né suolo agricolo – spiega il primo cittadino –né si consuma nuovo terreno».
Oltre trecento nuovi alloggi. E qui il progetto parla della realizzazione di 306 alloggi.
Di cui 176 destinati a canone convenzionato, cioè una percentuale del settanta per cento.
Cinquantadue di questi sarebbero disponibili subito: 12 al Palazzo Rota (zona stazione ferroviaria), 16 nell’immobile realizzato nell’area dell’ex Superal, 13 nella lottizzazione dell’ex area campo Marconcini (o cordificio Billeri) e 11 a Gello.
Nel progetto sono previsti anche 1800 metri quadrati di area, nella zona del Chiesino, concessi gratis al Comune. . Case popolari, per intenderci: in quella superficie, potrebbero essercene costruite 24.
L’investimento. L’importo complessivo dell’operazione è di 48milioni di euro, tutti provenienti dal circuito privato.
La metà di questi, 24milioni di euro, reperibili attraverso l’accensione di un mutuo fondiario.
Due milioni dalla locazione e dalla vendite di immobili già disponibili. E gli altri 22 milioni ricorrendo al cosiddetto capitale di rischio: il 40 per cento (8 milioni e 800mila euro) dal fondo della Cassa depositi e prestiti; 15 per cento dall’imprenditore promotore (in questo caso la Luigi Rota) e il 45 per cento, pari a 9 milioni e 900mila euro dalle banche locali. Di tutta questa partita verrà chiesto – con la partecipazione al piano delle città _ un contributo allo Stato, pari a 2,4 milioni di euro. Gli immobili, una volta completati, verranno trasferiti, per la gestione, tutti al Fondo e, dopo 15 anni, tutti quelli non venduti, tornano sul mercato.
I tempi. Se l’iter per il riconoscimento dei progetti da parte della cabina di regia nazionale del Piano, va bene, entro maggio nel 2013 potrebbe essere già pronto il permesso a costruire.
All’inizio del prossimo anno l’amministrazione comunale dovrà provvedere a fare la varante urbanistica; a gennaio del 2014 invece, l’avvio dei cantieri.
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