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Usciana, crescono i dubbi sui controlli dell’Arpat

Usciana, crescono i dubbi sui controlli dell’Arpat

SANTA MARIA A MONTE. Sarà stata la siccità, che nella lunga estate calda ha stressato fortemente il torrente in tutto il suo tragitto, sarà l’ossigenazione delle acque, oppure qualche sporadico...

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SANTA MARIA A MONTE. Sarà stata la siccità, che nella lunga estate calda ha stressato fortemente il torrente in tutto il suo tragitto, sarà l’ossigenazione delle acque, oppure qualche sporadico emungimento notturno, come ipotizzato anche nella relazione del Consorzio di bonifica del Padule di Fucecchio. Sta di fatto però che le acque dell’Usciana, che proprio in questi ultimi giorni si colorano dal proliferare delle alghe, continuano a far discutere a Ponticelli, mentre i più sperano nelle piogge previste nei prossimi giorni.

A ritornare sull’argomento, dopo le polemiche dei giorni scorsi circa gli interventi dell’Arpat, giudicati da alcuni troppo tardivi e avvenuti il 14 e il 21 agosto, rispettivamente 3 e 10 giorni dopo la prima segnalazione, è l’ex assessore all’ambiente Enzo Caroti, residente a Ponticelli. «La situazione certamente è demotivante, perché casi come questo sembravano essersi attenuati ultimamente. Ciò che però contribuisce a sollevare i dubbi anche nella popolazione è la contraddittorietà delle dichiarazioni degli enti preposti a monitorare – sostiene Caroti –. Pochi giorni fa il Consorzio di bonifica escludeva la scarsa ossigenazione, facendo anche riferimenti a un odore acre e a un materiale oleoso in superficie, peraltro segnalato anche da molti cittadini a partire dal Porto di Cavallaia, a Fucecchio. Si diceva che il fenomeno della moria riguardava un tratto di fiume troppo ristretto per derivare da una causa generalizzata. Oggi l’Arpat riporta l’attenzione su fenomeni generalizzati come la proliferazione di alghe, escludendo sversamenti abusivi. Certe contraddizioni rischiano di generare dubbi legittimi, certo non sulla buonafede degli enti, ma sulle effettive possibilità di monitorare come si deve il fiume».

E su celerità e capacità degli enti tornano anche Unione inquilini e Rifondazione comunista. «Ci costringono nuovamente a ironizzare sull’efficienza di certi enti di controllo – affonda il sindacalista Luca Scarselli, che proprio in questi ultimi tempi ha attivato uno sportello sulle tematiche ambientali del Comprensorio –. Siamo consci del fatto che è stata depotenziata l’Arpat di Montopoli e così possiamo legittimamente ipotizzare che i controlli vengano svolti dalla sede di Pisa, però reputiamo che siano certamente troppi tre giorni per giungere dalla “capitale alla periferia”. È sicuramente necessaria una maggiore celerità».

Dello stesso avviso Massimo Cavallini, storico esponente del fronte antinquinamento di Ponticelli negli anni ‘80, oggi nel Prc. «Casi come questo, come anche quello dell’incendio della Resnea, gettano un’ombra sul futuro di questo territorio e confermano tutte le rivendicazioni portate avanti da Rifondazione – dice –. Non mettiamo in dubbio la professionalità dei tecnici, ma se le rilevazioni vengono fatte con giorni di ritardo si pone un problema di presenza sul territorio dell’Arpat. Anni di battaglie avevano portato una stazione di monitoraggio a San Romano, a un tiro di schioppo da qualunque emergenza o segnalazione. Il rischio, oggi, è quello di tornare indietro di 20 anni».

Nilo Di Modica

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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