Il Tirreno

Pontedera

Carismi cresce, la Fondazione arretra

di Manolo Morandini
Carismi cresce, la Fondazione arretra

Aumento di capitale da 25 milioni di euro, l’operazione sarà presentata all’assemblea dei soci del 5 settembre

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SAN MINIATO. Più capitali nei forzieri della Cassa di risparmio di San Miniato. Una cura ricostituente necessaria. Un rafforzamento patrimoniale da 25 milioni di euro. A tanto ammonta la proposta di aumento di capitale varata dal consiglio di amministrazione di Carismi (Cda), che sarà portata all'approvazione dell'assemblea dei soci il prossimo 5 settembre. Saranno gli azionisti a dover mettere mano al portafoglio. La Fondazione Carismi ha già fatto sapere che la sua disponibilità si ferma a quota 5 milioni di euro, quando per mantenere il proprio peso, congiuntamente con la controllata Grifoni Crsm Spa, dovrebbe sborsare 17,6 milioni di euro. Da qui l’effetto sugli assetti della proprietà. Nessun contraccolpo sulla governance dell’istituto. La Fondazione, infatti, resterà l’azionista di maggioranza, ma vedrà diluire la propria partecipazione, dal 69,23% al 63,2% del capitale sociale. Un arretramento netto del 6%, nell’ipotesi che sia integralmente sottoscritto l’aumento.

Tutte le opzioni per gli azionisti. «La Società Cattolica di Assicurazione ha espresso, in linea di massima, l'intenzione di mantenere almeno il livello di partecipazione attuale pari al 25% del capitale della Cassa». È quanto si legge nella relazione con cui il Cda della banca presenta il progetto ai soci. In cifre, in caso di sottoscrizione integrale, significa un impegno all'acquisto di nuove azioni per 6,3 milioni di euro. Ma nei corridoi di Palazzo Grifoni c’è chi si aspetta uno sforzo più deciso da Cattolica. In ballo nell’ipotesi che l'attuale platea dei soci faccia la propria parte nelle misure annunciate restano oltre 11 milioni di euro “liberi”. Azioni senza un padrone, su cui non si vedono interessi diversi da quelli di chi è già della partita. Ma la cifra potrebbe lievitare ancora. Infatti, tra le variabili c’è il comportamento dei piccoli azionisti che ad oggi pesano per quasi il 6% del capitale sociale. Restare a quel livello significa partecipare all’aumento di capitale con una cifra di 1,3 milioni di euro.

L’ossigeno necessario. I livelli di capitalizzazione crescenti imposti da Basilea 3, che dispone requisiti di maggiore solidità patrimoniale per le banche, sono uno dei motivi per cui si rende necessario l’aumento di capitale. «L’operazione consente anche vantaggi di natura economica e finanziaria», afferma il Cda. Che aggiunge: «Una situazione economica patrimoniale adeguata alla potenzialità commerciale, tale da agevolare il perseguimento delle strategie di sviluppo delineate nel Piano industriale».

Il meccanismo. La condizione è che l'operazione sia autorizzata da parte delle autorità competenti, inclusa la Consob per la pubblicazione del prospetto informativo. Se non ci saranno intoppi l’offerta potrebbe avvenire entro la fine di quest’anno. Nel caso di azioni inoptate, nonostante l'esercizio della prelazione, il Cda le offrirà a propria discrezione a terzi investitori: «caratterizzati dall’appartenenza al tessuto locale, professionisti o imprenditori, in numero non superiore a 150, allo stesso prezzo unitario di emissione». Prezzo fissato a 10,20 euro di cui 8 euro di valore nominale e 2,20 di sovrapprezzo.

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