L’elisir d’amore fatto nella miniera è stato un successo
C. Si conclude stasera alle 21.30, con “Giovani chitarristi in concerto” l’11ª Rassegna musicale in miniera, iniziata a luglio e che, tra i vari appuntamenti, ha visto il momento centrale nei giorni...
C. Si conclude stasera alle 21.30, con “Giovani chitarristi in concerto” l’11ª Rassegna musicale in miniera, iniziata a luglio e che, tra i vari appuntamenti, ha visto il momento centrale nei giorni di ferragosto con l’opera “L’elisir d’amore”, prodotta dall’amministrazione comunale e messa in scena nello spazio minerario della antica lavanderia del rame, restaurato e reso agibile anche per spettacoli, come è avvenuto per quest’opera, che è un dramma gioioso in due atti di Felice Romani su musiche di Gaetano Donizetti.
L’elisir d’amore, nella sua configurazione, si avvicina molto all’operetta, mettendo insieme passi allegri e divertenti per il pubblico, con momenti di romantico bel canto. Le ottime interpretazioni hanno visto, come protagonisti applauditissimi: Chiara Mattioli nelle vesti di Adina, Rodrigo Trosino in quelle di Memorino, Fabrizio Corucci interprete il dottor Dulcamara, Vejo Torcigliani in Belcore, Marta Lotti nei panni di Giannetta. I villani, villanelle, soldati e suonatori sono stati interpretati dal “Coro schola cantorum Rosignano”. Orchestra Giacomo Puccini. Applaudite anche le spiritose figuranti Sonia Salvini e Giuliana Lippi. Regia di Alessio Pizzech, aiuto regia Elisabetta Furlan, costumi di Cristina Aceti. L’opera L’elisir d’amore, riesce sempre a creare un’energia scenica tra musica e teatro e, in questa regia di Pizzech, è stato ricostruito l’ambiente contadino della prima metà dello scorso secolo, con una visione un po’ fiabesca e sognante, ma che accenna, anche con ironia, come Belcore, alla imminenza della tragicità della guerra. Personaggi che, sul palcoscenico, diventano un po’ maschere allusive e caricaturali, ma che, al momento opportuno, perdono la maschera della comicità, per interpretare il lirismo del bel canto. Estremamente piacevole riascoltare “Udite, udite o rustici” di Dulcamara o “Una furtiva lagrima” di Nemorino, cantata dalla parte più alta dello scenario naturale della miniera.
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