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Pontedera

Destinazione Istanbul a colpi di pedale

Destinazione Istanbul a colpi di pedale

L’avventura di due studenti pontederesi: un modo economico per entrare in intimità con i luoghi

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PONTEDERA. Da Pisa a Istanbul in mountainbike, tutto in linea d’aria, attraverso l’Adriatico, e poi verso i monti selvaggi della Macedonia. Per vivere un’avventura vera. Di quelle che richiedono un’attenta preparazione fisica, ricche di sorprese e imprevisti affrontabili con le moderne tecnologie. Mauro Giuliano e Francesco Petrucciani, pontederesi e studenti universitari di ingegneria aerospaziale si sono lanciati nell’impresa il 28 luglio, accompagnati dai commenti di amici fidati che li seguono passo passo sul loro blog, ormai un diario di bordo (pisaistanbulinmountainbike.wordpress.com).

Amici di lunga data, i due si definisco «affascinati da tutto ciò che è spontaneo: l’arte, la natura, la psicologia umana». Oltre, ovviamente, ai viaggi in bicicletta: «L’idea è nata nell’estate 2011 – racconta Mauro – quando abbiamo sperimentato il cicloturismo facendo un “giretto” di 600 chilometri attraverso Toscana, Umbria, Marche ed Emilia Romagna. Con noi c’era un nostro grande amico, Gianluca Pietra, studente come noi, che stavolta ci accompagnerà per il pezzo iniziale fino ad Ancona».

Il grande viaggio durerà almeno un mese. Ma perché proprio Istanbul? «Istanbul era l’idea più convincente, una destinazione che ci avrebbe riservato l’emozione di uscire dall’Europa pedalando, di attraversare scenari di mare, collina e montagna in un’unica spedizione». «Inizialmente eravamo un po’ spaventati dalla grande quantità di energia fisica necessaria, visto che non siamo dei ciclisti e nemmeno degli atleti – precisa Francesco –, ma utilizzando degli accorgimenti nella divisione del percorso, progettando tappe non eccessivamente lunghe, siamo riusciti ad affrontare la prima esperienza con lo spirito di una passeggiata: cosa che cercheremo di fare anche verso Istanbul».

L’equipaggiamento è quello dell’avventuriero consapevole: tutto l’essenziale per rimediare un guasto, una foratura, kit medico, viveri, e – ancora più importante – un navigatore per non perdere d’occhio il percorso. «Godiamo di una quasi totale autosufficienza tecnica e logistica. Ci portiamo dietro il necessario per poter campeggiare anche al di fuori di aree attrezzate». Ma cos’è che spinge ad attraversare un pezzo d’Europa in sella? «Ci piace! Certo per molti può sembrare una sfida dura e forse inutile, ma speriamo comunque di riuscire a presentare un modo efficace e soprattutto economico per scoprire l’intimità di posti più o meno lontani, anche senza avere troppo tempo a disposizione».

Filippo Bernardeschi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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