Il Tirreno

Pontedera

Chiusi per crisi sempre più artigiani lasciano l’attività

di Manolo Morandini
Chiusi per crisi sempre più artigiani lasciano l’attività

Cna Valdera, il presidente: «Il tessuto produttivo è sano ma adesso serve una strategia di rilancio condivisa»

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PONTEDERA. «Da tre anni navighiamo in uno scenario di crisi – afferma il presidente Cna Valdera Marco Rossi –. Il quadro resta in chiaroscuro ma il fatto che il tessuto produttivo stia tenendo è il segno che abbiamo le risorse per guardare oltre il tunnel. Quello che serve è una strategia per uscirne. Serve un tavolo operativo e non solo di presa d'atto della situazione, a cui siano chiamate le associazioni datoriali, i sindacati e gli enti locali. E ciò per dare concretezza ad azioni che si possono sviluppare a livello locale».

Il termometro segna rosso e il presidente Cna Valdera indica come decisivi i prossimi mesi. «La crisi perdura e si aggraverà alla ripresa dopo la pausa agostana». Lo spaccato delle imprese artigiane segna il passo. Dai dati rilevati all’Albo artigiani provinciale le aziende attive a fine 2010 erano 11.281 mentre alla fine dello scorso anno si sono attestate a quota 11.125. Un’emorragia che è proseguita nel primo semestre del 2012 portando il totale delle imprese a 10.994. In sei mesi il saldo tra cancellazioni e nuove iscrizioni è negativo per 131 unità. Una dato provinciale a fronte di una realtà della Valdera che incide per circa il 20% del tessuto produttivo artigiano pisano. A soffrire sono soprattutto i settori edile e delle costruzioni, 91 le imprese che hanno chiuso i battenti, della moda (-17) e del mobile e arredo (-8). Chiusure che tradotte in termini di posti di lavoro persi portano il conto in rosso per circa 400 unità, secondo le stime dell'associazione di categoria.

Il grande malato resta l’edilizia. «Diverse aziende dopo le ferie non riapriranno. Si scontano la carenza di lavoro ma anche i vincoli del patto di stabilità per chi lavora con le pubbliche amministrazioni. C’è difficoltà a reperire nuove risorse finanziarie anche per quelle ditte che hanno lavoro e commesse, ma scontano problemi di liquidità». La previsione fa tremare i polsi. «In provincia rischiano di sparire 1.500 posti di lavoro nel settore sommando gli effetti delle difficoltà delle imprese che operano nei diversi comparti, dall’edilizia privata al movimento terra», dice Rossi. Che aggiunge: «Serve una soluzione finanziaria per garantire i debiti delle aziende che scontano la crisi, ma che sono sane».

Gli artigiani tirano il freno agli investimenti. Le richieste di finanziamento tramite i consorzi di garanzia si sono ridotte del 20% nel primo semestre dell’anno. Un dato che misura anche le aspettative a medio termine. La spesa per investimenti nel complesso si è ridotta del 53,5%, nel manifatturiero è a -54,4% e nelle costuzioni a -60,3%.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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