La vittoria al Tar contro la caccia sa tanto di beffa
CHIANNI. Vittoria da definirsi storica (anche se beffarda) per un gruppo di proprietari di fondi rustici di Chianni che avevano chiesto di essere esclusi dal Piano faunistico venatorio della...
CHIANNI. Vittoria da definirsi storica (anche se beffarda) per un gruppo di proprietari di fondi rustici di Chianni che avevano chiesto di essere esclusi dal Piano faunistico venatorio della Provincia di Pisa. L’ente aveva detto no e i 26 chiannerini avevano fatto ricorso al Tar che ha dato loro ragione. Peccato che l’inizio della vicenda risalga al 2007 e che la sentenza è giunta cinque anni dopo, a pochi giorni dall’approvazione del nuovo piano relativo, che rende vana la sentenza del tribunale amministrativo regionale. «Dovremo presentare di nuovo la domanda di esclusione e ricominciare l’iter – spiega Claudia Jeandeau, dell’agriturismo Poggio ai Lupi – anche se ci potrebbero essere i margini per una soluzione della vicenda».
Sentenza storica. «Avevamo chiesto di essere esclusi dal piano faunistico venatorio anche nel 2001 e come nel 2007 abbiamo ricevuto una risposta negativa dalla Provincia». Paola Zanin, che abita nel podere Cordicella, è tra i firmatari del ricorso. È originaria del nord Italia e si è trasferita in Toscana per una scelta di vita. Non ha un’attività legata al luogo dove ha scelto di abitare. Ma è contraria alla caccia, come gli altri 26 proprietari e non vuole che nella sua proprietà si usino i fucili. «La sentenza del Tar è storica – racconta – perché d’ora in poi la Provincia dovrà tenere conto di questo provvedimento. Peccato che sia arrivata poco dopo l’approvazione del nuovo piano. Così dovremo ricominciare tutto da capo e non so quanti di noi ne abbiano ancora voglia. Però, una cosa è certa. Il Tar ha riconosciuto il fatto che per controllare il numero dei cinghiali non esiste solo la caccia, ma ci sono anche strumenti alternativi».
Pallini in piscina. Zanin riferisce di una situazione non più sostenibile per i proprietari di terreni vicini per complessivi 100 ettari, uno dei requisiti necessari per ottenere l’esclusione (gli altri due sono la presenza di attività economicamente importanti e di allevamenti sperimentali di animali per i quali si è ottenuto un finanziamento pubblico, condizione quest’ultima esistente, visto che Jeandeau alleva asini dell’Amiata, una specie in via d’estinzione). «Eravamo praticamente sicuri di poter vincere il ricorso – riprende Zanin – perché avevamo complessivamente tutti i requisiti. D’altra parte è impossibile pensare di avere una proprietà e non poterla usare perché si rischia di incappare in una battuta di caccia al cinghiale con cani che corrono ovunque. Un paio di volte mi hanno ucciso i polli. A un agriturismo vicino sono arrivati i pallini fino alla piscina oppure sulle auto. Così non si può più andare avanti».
Asini spaventati. Jeandeau organizza trekking e passeggiate con gli asini che alleva nel suo agriturismo. Ha turisti stranieri che vengono a soggiornare a Chianni in mezzo alla natura. «Che, però, non capiscono come è possibile che in una proprietà privata – dice – oltretutto utilizzata per fini imprenditoriali, si possano tollerare intrusioni di questo genere».
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