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Cristiani, in marcia tra fede e curiosità
Da Galleno a S. Miniato, 60 i partecipanti al pellegrinaggio
SAN MINIATO. L'aria è pesante. La temperatura in alcuni tratti sfiora i quaranta gradi. Neppure un refolo di vento ad allentare la morsa della calura di una domenica che annuncia la forza dell'estate. Si suda e si fatica. Il sole è battente. Eppure, chi ha scelto di farsi pellegrino continua ad avanzare con passo spedito lungo quei 23 chilometri, per lo più di asfalto, che da Galleno salgono alle porte del Seminario di San Miniato. Una sessantina le persone in marcia al Pellegrinaggio sulla via Francigena. Partenza poco dopo l’alba, arrivo nel tardo pomeriggio.
Desiderio di trovare, curiosità, tensione verso qualcosa che si può incontrare lungo il percorso. Ma tutti ripetono che il pellegrinaggio al contrario è partire da sé, dalla nostalgia che sentiamo nel profondo del nostro cuore. Parlano da cattolici praticanti. In testa ad indicare la direzione c’è fisso il crocifisso, portato a braccia per tutti quei chilometri.
«Sono alla prima esperienza di cammino su strada». Francesca Brotini fa parte del gruppo che ha iniziato a muovere i piedi poco dopo l’alba. Al ventesimo chilometro, sotto il sole impietoso delle quattro di pomeriggio ci scherza su. Il volto è rosso peperone, ma il sorriso non cede alla fatica. «Ho dimenticato la protezione solare. Si vede?». Ma poi aggiunge: «I ritmi lenti portano alla riflessione. Il beneficio lo vedi dopo, all'arrivo. Il risultato è una chiarezza di pensiero e una calma interiore. E questo ti ricarica al di là della fatica fisica».
Sacro e profano. Lungo questo tracciato si accompagnano le speranze di legare i luoghi al turismo lento. I Cavalieri del Tau sono gli organizzatori e hanno scelto di non mancare una sosta alla chiesa di San Genesio, seguendo una via secondaria. Ma è qui che secondo la tradizione è avvenuta la prima predicazione del vangelo. Ed è qui che c'è stato il primo insediamento della comunità cristiana. Ci sono gli scavi, malconci e abbandonati a testimoniarlo. «La dimensione spirituale viene prima di tutto – mette le mani avanti l’assessore al Turismo di San Miniato Giacomo Gozzini –. Come amministrazione stiamo lavorando per valorizzare la via Francigena sul nostro territorio. In questo settore ci sono delle potenzialità turistiche, ma non dobbiamo perdere di vista che non si tratta di un sentiero tra i tanti». Avanza a passo sicuro nell’ultimo tratto, il quinto. Quello che da San Genesio porta al Seminario. «Stiamo lavorando alla segnaletica - dice rompendo il fiato -. Abbiamo una serie di materiali che nei prossimi giorni verranno installati». In marcia per le amministrazioni ci sono anche il vicesindaco di Castelfranco Gabriele Toti e l’assessore ai Lavori pubblici di Santa Croce Massimo Gisfredi.
A scandire il passo è la preghiera. Con voce ferma i sacerdoti si alternano al megafono. Per parlare ci si fa da parte. Sandro Spagli in strada ci si è messo con tutta la famiglia, moglie e due figli. «Deve ancora entrare nella mentalità dei credenti la Francigena - dice -. È ancora poco conosciuta, ma l'idea del cammino ci piace anche per i significati spirituali che vi si accompagnano». C’è chi cammina a testa bassa e chi si è portato i bastoni da trekking e sfoggia un'attrezzatura impeccabile da camminatore provetto. In strada ci si è messa anche Palmira Panetti, arrivata a San Miniato da Livorno ha scoperto l’iniziativa e ha scelto di fare l’ultima tappa. «È un percorso spirituale, ma non nascondo che c’è anche della curiosità – confessa – Sono abituata a camminare, ma questi pellegrini hanno davvero un passo spedito».
A San Genesio il gruppo incontra il vescovo Fausto Tardelli. E con lui alla testa avanza fino al cuore di San Miniato. «La Francigena ha messo in contatto popoli e regioni – dice marciando sicuro –. Ricorda il cammino dell’uomo alla scoperta della verità e del senso della vita. Una via di riflessione anche per chi non è credente perché servono fatica e impegno per riflettere sul proprio vivere».
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