Il Tirreno

Pontedera

La tassa di soggiorno sconfina: Palaia è pronta

di Cristiano Marcacci
La tassa di soggiorno sconfina: Palaia è pronta

Sarà introdotta dal 2013. Gli operatori non faranno le barricate ma vogliono che i soldi vengano reinvestiti, abbattendo ad esempio il “digital divide”

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PALAIA. La tassa di soggiorno a carico delle strutture turistiche e ricettive si amplierà presto, varcando i confini del comune di Pontedera. Dal prossimo anno, infatti, sarà richiesta anche nel territorio di Palaia, dove tra alberghi, agriturismi, bed and breakfast e affittacamere si contano circa una cinquantina di operatori attivi. Ma non succederà come a Pontedera, dove la tassa è stata introdotta accompagnata da una marea di polemiche e da aspri scontri tra alcuni albergatori da un lato e l’amministrazione comunale dall’altro. A Palaia gli operatori non sono certamente contenti, ma, rassegnandosi all’idea («La tassa ha ottenuto tante e tali validazioni giuridiche da non poter essere contestata nella sua legittimità»), si stanno muovendo in modo compatto affinché la novità della tassa rappresenti un trampolino di rilancio per l’attività turistica nel territorio, attraverso una serie di proposte da sottoporre al Comune, che potrebbe poi eventualmente finanziarle con i proventi della tassa stessa.

Le illustra in una lettera aperta al presidente della Provincia di Pisa e ai sindaci dei Comuni dell’Unione Valdera, compreso quindi quello di Palaia, Caterina Nacci, presidente del consiglio d’amministrazione della cooperativa “Le Capannacce” (che gestisce l’ostello della gioventù), a nome anche di altri colleghi del settore. «Abbiamo già iniziato – spiega Nacci – ad informare i nostri ospiti che vorrebbero prenotare per l’anno prossimo dell’eventualità che venga introdotta l’imposta di soggiorno. Le reazioni che otteniamo sono molto diverse a seconda della nazionalità dei nostri interlocutori, ma in particolare se questi sono italiani o stranieri. Gli ospiti italiani sono i più disincantati: ci domandano se una tale imposta serve realmente a migliorare l’offerta dei servizi turistici e non piuttosto a rimpinguare i dissestati bilanci dei comuni della zona. Quelli stranieri non hanno inizialmente una reazione troppo negativa. Ci domandano subito fiduciosi: “Ma allora l’anno prossimo riusciremo finalmente ad avere un collegamento ad internet?”. Perché la nuova imposta potrebbe coprire i costi di una rete adsl, come avviene ad esempio a Roma, dove, da quando è stata applicata la tassa, la Provincia fornisce ai turisti un collegamento wireless gratuito».

Nacci non nega di rimanere imbarazzata di fronte a queste domande da parte dei turisti. «Sono anni – prosegue – che cerchiamo di fornire un collegamento ad internet ai nostri ospiti e, malgrado tutta la nostra buona volontà e i molteplici contatti con i vari operatori, non ci siamo ancora riusciti. Non sarà, quindi, il caso di subordinare l’introduzione della tassa ad un reale miglioramento dei servizi turistici, ed in particolare al superamento della condizione di “digital divide”? Non sarà il caso di differenziare in base a questo criterio i Comuni dell’Unione Valdera in due categorie, quelli che assicurano su tutto il loro territorio i servizi in banda larga, a cui consentire l’introduzione della nuova imposta, e quelli con zone più o meno estese in “digital divide”, a cui non consentirla?».

Il sindaco del Comune di Palaia, Alberto Falchi, accoglie con piacere la proposta di Nacci e promette che la considererà seriamente insieme a tutte le altre provenienti dagli operatori turistici del suo territorio. «Esiste la concreta possibilità – spiega il primo cittadino – che la tassa di soggiorno venga introdotta a partire dal prossimo anno. A questo proposito, ho già avuto un incontro con gli operatori, i quali non si sono detti affatto contrari, bensì hanno chiesto, legittimamente, che le entrate della tassa vengano destinate al turismo. Sono d’accordo su questo aspetto e sarà giusto che il Comune concordi con loro le priorità d’intervento. In questo senso apprezzo l’iniziativa della lettera in cui si evidenzia il problema del “digital divide”».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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