Italia
Un coordinamento fra i tre distretti della concia italiana
SANTA CROCE. Uno ha 13mila abitanti. E l’altro pure. Il primo ha l’economia basata sulla concia delle pelli, così come il secondo. Ma la differenza, vera, fra i due, è il sistema di depurazione che...
SANTA CROCE. Uno ha 13mila abitanti. E l’altro pure. Il primo ha l’economia basata sulla concia delle pelli, così come il secondo. Ma la differenza, vera, fra i due, è il sistema di depurazione che diventa un modello a cui ispirarsi per colmare lacune storiche. Solofra e Santa Croce sono i comuni protagonisti di questo confronto, i cui sindaci si sono incontrati nei giorni scorsi per parlare proprio di impianti di trattamento delle acque. Il campano Michele Vignola, eletto lo scorso 6 maggio, ha visitato le strutture del comprensorio del Cuoio, anche quelle in cui si recuperano i sottoprodotti della lavorazione conciaria.
«Santa Croce per noi è un esempio - ha detto - e vogliamo capire come riproporre questo genere di gestione nel distretto conciario di Solofra». «Siamo stati per anni - continua - all'opposizione criticando i nostri avversari sul tema della depurazione delle acque utilizzate dalle concerie della zona – sottolinea Vignola –. E ora che siamo arrivati al governo della città vogliamo muoverci per realizzare al più presto un sistema simile a quello toscano». A Solofra ci sono molti problemi legati all’inquinamento del fiume Sarno. «Anche se non tutte le colpe erano delle concerie – afferma – perché in fin dei conti Solofra è l'unica località ad avere un depuratore».
Un po’ come accade a Santa Croce e zone limitrofe. «Esatto – irrompe Ciaponi – perché per anni i valori degli inquinanti dell'Arno a Fuecchio erano alti, mentre a Calcinaia si abbassavano. Segno che il sistema depurativo del nostro territorio è molto buono. Del resto, quello che interessa molto ai solofrani è la gestione consortile di questo comparto. Ma da noi, non solo la gestione della depurazione prevede il massimo della concertazione. Ogni ambito strategico del mondo conciario viene condiviso tra gli imprenditori e le istituzioni». Per dare maggiore forza alle istanze degli imprenditori conciari, Ciaponi e Vignola lanciano l'idea di creare un coordinamento a livello nazionale fra i tre distretti. «Non si tratterebbe di un organismo chiuso alle istituzioni – spiegano – ma vorremmo che fosse aperto agli imprenditori. La nostra intenzione è quella di offrire alle aziende un sostegno rispetto al governo centrale e a tutti quegli enti che influenzano l’andamento delle attività conciarie».
(a.q.)
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