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Rischio sismico, nasce una mappa

Rischio sismico, nasce una mappa

Indagini ancora più approfondite sul territorio della Valdera Un progetto dell’Unione per i prossimi strumenti urbanistici

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PONTEDERA

Il rischio sismico in Valdera è relativo, almeno questo è il pensiero dominante tra gli esperti.

Anzi, molto basso. È quel che ha sostenuto Carlo Meletti della sezione di Pisa dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), durante un convegno che si è tenuto poche settimane fa all’interno dell’Unione dei Comuni della Valdera.

«Non si prevedono eventi di grande calamità - ha spiegato durante il workshop organizzato all'Unione dalla Protezione civile della Valdera - ma si potrebbero sentire gli effetti di un terremoto in zone vicine». Come lo scorso 27 gennaio. O, ancora, come il 18 maggio e nei giorni successivi, con le scosse maggiori che hanno provocato morti e crolli in buona parte delle province di Modena, Mantova e Ferrara.

Ma la questione di fondo è che la conoscenza del nostro territorio, non è adeguata alle nuove disposizioni. Quel che dicono i geologi si basa su criteri scientifici, correttissimi, ma esistono livelli più approfonditi di indagine. E, per la stesura dei piani regolatori delle nostre amministrazioni comuali, da ora in avanti si rende necessario. Anzi, obbligatorio.

Ecco che diventa importante la microzonazione, un vecchio strumento antisismico, finanziato recentemente dallo Stato e affidato ai comuni tramite le regioni con cui valutare i terreni di un territorio.

Nei prossimi anni, quindi, ogni amministrazione comunale dovrà organizzarsi per mettere in piedi la squadra di esperti che stabilisca le aree dove poter costruire oppure no.

«Abbiamo due canali - ha spiegato sempre nell’ambito di quel convegno, Vittorio D'Intinosante del coordinamento prevenzione sismica della Regione Toscana - Il primo è un regolamento, il 53r, che stabilisce le indagini geologiche per i piani di edificazione. Il secondo è un'ordinanza della presidenza del consiglio che finanzia le microzonazioni e che vale per sette anni. Molti comuni toscani hanno già cominciato. Quelli della provincia di Pisa, che non sono a elevato rischio sismico, cominceranno la mappatura nei prossimi anni».

Una volta stabiliti quali sono i terreni "a rischio" e quelli in cui costruire con maggiore tranquillità, questi piani dovranno essere alla base dei piani urbanistici, in modo da evitare di costruire scuole, case o fabbriche in aree che potrebbero subire danni da un eventuale terremoto.

«Negli Stati Uniti si calcola che per ogni dollaro investito in prevenzione se ne risparmiano sette in gestione dell'emergenza dopo un sisma», afferma Meletti.

Proprio per prevenire danni a strutture abitative o produttive, i Comuni saranno tenuti a monitorare i loro territori.

Alla mattinata di studi sui problemi che ruotano intorno ai movimenti tellurici, intervenne anche Simone Millozzi, sindaco di Pontedera.

«C'è da fare molto per contrastare l'effetto dei terremoti - fu il fulcro del suo intervento - e la prevenzione è lo strumento ideale per evitare guai seri. Il problema, semmai, è la disponibilità di risorse che, come sappiamo, scarseggiano. Mettere a norma gli edifici, specie quelli pubblici, è un costo che i Comuni non possono sopportare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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