Scatolificio, tutti a casa licenziati i 48 addetti
Bientina, si chiude nel peggiore dei modi la crisi dello stabilimento Fallita l’operazione di rilancio è sfumata anche la cassa in deroga
BIENTINA. Un doppio schiaffo. Da ieri sono tutti in mobilità i 48 dipendenti dello Scatolificio Bientina. Ma per venti addetti al reparto ondulatore c’è anche la beffa di un mese e mezzo di stipendio che dovranno restituire, tanti soldi quante le ore per cui la proprietà li aveva confinati a casa per la mancanza di lavoro costringendoli a sforare il monte ferie. Il recupero avverrà con una decurtazione dal Trattamento di fine rapporto (Tfr).
Fallite l’operazione di rilancio e anche quella di vendita dell’attività non c’è stata neppure la possibilità di attivare la cassa integrazione in deroga. Gli impianti sono fermi da mesi e con la liquidazione sono stati venduti alla Ser.Graf di Casale Monferrato (Alessandria).
Il giudice a fine marzo ha omologato il progetto di liquidazione. E da allora è scattato il conto alla rovescia per i lavoratori. La vendita dei macchinari frutterà i soldi che permetteranno di recuperare quanto necessario per soddisfare le pendenze con dipendenti, fornitori e banche. Un ombrello per l'imprenditore Marcucci, che dovrebbe evitare l'onta del fallimento. Ma una sciagura per tutti quelli che hanno legato i loro destini all'impresa. La sfida di dare una svolta in positivo affidata ad Angelo Rosi, che dal presidente della Regione Enrico Rossi ha ricevuto il mandato, non ha dato frutto.
La mobilità è scattata con la firma dell’accordo in Provincia. A venire meno è la ripresa dell'attività che è una condizione necessaria per l’accesso all’amortizzatore sociale in deroga. E poi con la cassa i lavoratori avrebbero maturato le quote del Tfr che avrebbero finito per pesare sui conti del concordato fallimentare. Non ci sono margini.
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