Quelli che la politica la facevano dentro le sezioni
In un libro i racconti di quando il consenso si costruiva nelle assemblee. E sul futuro, tutti d’accordo: è il web
PONTEDERA. Lui, il destino lo portava già nel nome che i suoi genitori avevano scelto per lui. Giacomo, in onore di Matteotti. Maccheroni è l’ex sindaco di Pontedera, l’ex consigliere regionale (ne è stato anche presidente dell’assemblea consiliare), non aveva politici in famiglia. Solo una sua zia che avev asposato un consigliere comunale. È stato il suo primo contatto con la politica. Che poi è diventata la sua ragione di vita. Per la provincia di Pisa, è il simbolo che il giornalista-sociologo Andrea Pannocchia ha scelto di intervistare per il suo libro ricerca sulla militanza politica in Toscana nella prima Repubblica. “Quelli che... la sezione”, è il titolo. Prendendo a tema proprio i luoghi di incontro e di dibattito dove in tanti hanno formato il loro pensiero politico. Un luogo fisico che oggi quasi non esiste più. Soppiantato da altri luoghi (la rete, i social network). Un po’ come il comizio. Che ormai, sembra un cimelio da museo.
I politici di ieri e quelli di oggi. Chi alimentava idee e progetti nelle sezioni di partito e quelli che il consenso lo cercano sul web con i social-network.
Mai argomento fu più attuale. All’indomani del voto amministrativo che ha cambiato ancora una volta l’assetto politico del nostro Paese, viene da chiedersi quale strada percorrere per il futuro. «Le sezioni non esistono più – è il commento di un giovane della politica, Luca Cavallini, esponente dei Liberali del Pdl – E’ impensabile pensare a un partito che nasca con le basi dei vecchi partiti. Quella è roba da Prima repubblica, anche se le finalità dei partiti rimangono attuali: occorre partire da lì. Da cosa dice la Costituzione e metterlo in pratica. La seconda Repubblica ha portato, invece, la personalizzazione e la fidelizzazione della politica: vanno avanti i leader e chi è fedele a loro. Ma anche questo è fallito».
La politica del presente ha bisogno di nuove identità. E Andrea Pannocchia ha cercato di capire quale strada intraprendere, con un lavoro comparativo. «A un certo punto – spiega l’autore del libro – ho intuito che c’era un processo in corso: nella Seconda Repubblica, ci siamo trovati davanti a due coalizioni, il Pd e il Pdl. Entrambe dovevano essere una sintesi che non c’è stata. E’ diventata una giustapposizione. Poi con Tangentopoli, s’è verificato un altro problema: è stata fatta di tutta un’erba un fascio. È nata una esigenza di conoscenza, per me e intuivo, anche per gli altri». Ed è nata l’idea di comparare i due periodi.
«Questo è il tema del libro – prosegue Pannocchia –dieci erano i partiti delle elezioni del 1987, quando si andò a votare con il sistema proporzionale ed esprimendo delle preferenze, dieci le province Toscane di oggi, allora mancava Prato. Ho cercato di individuare, per ognuna provincia, un esponente politico di un partito. E l’ho intervistato».
Erano quelli delle sezioni. I socialisti, solo in Toscana, avevano 140 sezioni. Quasi come il Pci, che era appena più presente sul territorio.
Il libro riporta le testimonianze di Mario Paccagnini (Pci), Andrea Agresti (Msi), Mauro Pennacchiotti (Pri), Gabriele Volpi (Verdi), Piero Valloni (Radicali), Massimo Marconcini (Democrazia Proletaria), MNicola Cariglia (Psdi), MauroMacera (Pli). Ognuno di loro, oltre a raccontare la propria esperienza, cerca di gettare un’ancora verso il futuro dei partiti. «Prima era più facile mobilitare la gente – spiega nella sua intervista Giacomo Maccheroni – perché la struttura delle sezioni manteneva i rapporti con le persone. Oggi, invece, sono troppo importanti i giornali e la tv.La gente non la pori più nelle assemblee».
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