Il Tirreno

Pontedera

Per bloccare le cave parte il ricorso al Tar

Palaia, firmano in quindici contro i 3 siti di estrazione di sabbia e ghiaia L’assessore Picchi: «La Provincia pianifica ma le autorizzazioni le dà il Comune»

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Passa dalla giustizia amministrativa la linea di difesa del Comitato No alle cave. Sono quindici tra imprenditori agricoli, agrituristici e semplici cittadini pronti a sostenere le spese legali per il ricorso al Tribunale amministrativo regionale. Carte bollate per scongiurare l’assedio di sabbia e ghiaia. I tre siti di estrazione minacciano di rimodellare la valle del Chiecina, terra di mezzo tra Palaia e San Miniato. L’obiettivo è bloccare gli effetti della delibera con cui la Provincia di Pisa ha approvato, in via definitiva, il secondo stralcio del Piano delle attività estrattive, di recupero delle aree escavate e riutilizzo dei residui recuperabili (Paerp).

Previsioni estrattive venute alla luce per caso. Così le ha scoperte uno dei ricorrenti. Quello che ha dato l’allarme e messo gli altri in allerta. Tra i buchi c’è il ruolo giocato dalle amministrazioni locali di San Miniato e Palaia, per non aver informato i loro cittadini. Ma a quella palaiese si imputa di non aver difeso il proprio territorio. E soprattutto di aver scelto di sacrificare quello spicchio di verde. Una terra da cui ogni anno esce circa un quinto della produzione di tartufi su scala provinciale.

A decidere dove cavare la sabbia è la Provincia. Ma l’assessore all’Ambiente Valter Picchi tende a precisare competenze e responsabilità. «Abbiamo un ruolo di pianificazione – dice –. L’ente ha redatto un piano di coltivazione, ma le autorizzazioni all’escavazione sono di competenza del Comune. E vengono rilasciate attraverso una conferenza dei servizi, sede in cui possono essere fissate le mitigazioni ambientali che si ritengono necessarie per ridurre l’impatto dell’attività. Per esempio, una schermatura arborea». E sottolinea: «Il Comune può approvare per ciascun sito un piano di coltivazione che sia il più rigoroso possibile per la salvaguardia del territorio».

Vista da lontano la valle del Chiecina è uno dei siti necessari a far quadrare le cifre del fabbisogno di sabbia. «Il secondo stralcio del Piano cave provinciale che abbiamo approvato, fatta cento la media degli ultimi anni del fabbisogno di materiali è sottodimensionato – sostiene Picchi –. Dei circa 12 milioni di metri cubi necessari per la Valdera ne abbiamo determinati circa 9 milioni». Come si è arrivati a investire la zona del Chiecina? «I siti sono stati individuati sulla base della cartografia elaborata nel Piano territoriale di coordinamento (Ptc) sei anni fa. E la sabbia così come gli altri materiali si cavano nei luoghi dove si trovano. Nello specifico a Palaia, per le caratteristiche morfologiche dell’area». L’assessore sottolinea che «l’attività della Provincia deve rispondere a due principi. C’è un obbligo normativo di pianificazione e di farlo garantendo in linea di massima l’autosufficienza in termini di approvvigionamento dei materiali. Ci sono aziende locali che per far fronte al loro fabbisogno sono costrette ad andare a prendere la sabbia fino in Emilia, lungo il fiume Reno, con notevoli aggravi di costo».

A gridare allo scempio sono i valligiani ma anche i raccoglitori di tartufo. «Abbiamo verificato le carte con i diversi vincoli che sono nel Ptc. E sulla base di questi paletti con le carte geologiche sono stati individuati i possibili siti di coltivazione. Quelli cioè in cui non insistono dei vincoli che impediscono l’attività estrattiva». Però, come in altri casi tanti lamentano di subirle quelle scelte, senza neppure aver saputo che si stavano prendendo. «Nell’iter sono stati coinvolti i Comuni, le associazioni di categoria e quelle ambientaliste. Non possiamo certo pensare di andare casa per casa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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