Il Tirreno

Pontedera

Botte a una prostituta all’uscita dal carcere Condannato a 6 anni

L’uomo era stato in cella dieci anni per lo stesso reato Era stato riconosciuto dalle foto segnaletiche

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PISA. Aveva fatto dieci anni di carcere per aver violentato una prostituta.Appena uscito dal carcere, nella primavera dello scorso anno, aveva commesso lo stesso reato.

Aveva avuto solo poche ore di libertà, Giorgio Flavi, un quarantacinquenne di Santa Croce sull’Arno, che, ieri, si è visto condannare a sei anni di reclusione (il pubblico ministero ne aveva chiesto addirittura dieci).

Il reato era duplice: Flavi era accusato di aver violentato una prostituta che non voleva sottostare ad alcune prestazioni sessuali senza l’uso di profilattico. E per rapina.

I fatti risalgono al marzo del 2011. Quando è avvenuto l’episodio che lo ha portato in cella per la seconda volta era tornato in libertà davvero da poche ore.

Ha picchiato selvaggiamente una prostituta e le ha usato violenza. Una cosa che aveva fatto anche anni prima, una decina.

È tornato così dentro subito, questa volta con l'accusa di violenza sessuale e rapina. Il primo episodio che lo aveva portato dietro le sbarre risale a diversi anni fa ed era avvenuto a Vicopisano: l'uomo aveva sequestrato e pestato a sangue una lucciola.

Scoperto e arrestato, era stato colpito da una dura condanna. La pena, si diceva, era stata ridotta negli anni e a marzo l'uomo era tornato in libertà. Ma, appena fuori, ha fatto la stessa cosa.

Ha avvicinato una matura prostituta che vive su un camper, a Santa Maria a Monte, ha contrattato il prezzo, ha pagato e poi ha insistito per avere un rapporto non protetto. Di fronte al rifiuto della donna sono scattate le botte e la violenza. Poi l'uomo si è ripreso i suoi soldi ed è sparito sul suo scooter.

La donna, che era stata medicata in ospedale per le percosse subite, non aveva mai dimenticato l'episodio che diversi anni prima aveva visto vittima di un vero e proprio pestaggio una lucciola che lei conosceva bene.

Una sua amica. Si era rivolta quindi ai carabinieri di Santa Maria a Monte, a cui aveva raccontato i fatti e il collegamento con l'altra storia.

E proprio quell’episodio di dieci anni prima, è stato utile agli inquirenti, per risalire all’autore delle percosse di un anno fa.

L'uomo era stato scoperto attraverso un riconoscimento fotografico ed arrestato, ma aveva negato che di violenza sessuale di trattasse.

Era un rapporto consenziente, ha continuato a ripetere, davanti ai carabinieri quando venne fermato e al pubblico ministero, anche durante il processo di questi giorni.

L'inchiesta era stata diretta dal sostituto procuratore Antonio Giaconi, che ha svolto il ruolo di pubblico ministero nel processo che si è concluso con la sentenza di pesante condanna. A presiedere il collegio giudicante il giudice Pietro Murano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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