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Una strada al partigiano Cigoli ricorda Salvadori
La scelta sulla base di una ricerca storica. Cintelli: «Serve a superare i contrasti» La Consulta territoriale ha indicato la via tra quelle della Fortuna e Cavane
CIGOLI. Una storia quasi dimenticata, che ha continuato a vivere solo nei confini di una memoria locale spesso dibattuta e contrapposta. È quella di Erivo Salvadori, partigiano, classe 1922, originario di San Miniato, catturato e fucilato dai tedeschi a Castelfranco nel luglio del 1944. Una di quelle storie simbolo per i difficili mesi del passaggio del fronte dal Valdarno, che per quasi settant’anni si è preferito relegare in una dimensione privata e familiare, evitando di riaprire vecchie ferite e scomodi contrasti. Oggi, invece, la consulta di Cigoli, La Catena e Molino d’Egola, è impegnata per consegnare il nome di Salvadori a una memoria pubblica e condivisa. L’idea è quella d’intitolargli una nuova strada, ancora senza nome, nata a La Catena tra il viucciolo della Fortuna e via Cavane.
Una proposta largamente condivisa anche all’ultima assemblea di consulta riunita pochi giorni fa. «Prima di presentare la proposta – dice il presidente Enzo Cintelli – abbiamo condotto uno studio su fonti documentali, attraverso l’archivio storico del Comune e il faldone del capitano Loris Sliepizza, cui facevano capo le squadre partigiane della zona. Originario di San Romano, presso i cosiddetti “casotti”, nella parte sanminiatese della frazione, Salvadori entrò a far parte della piccola squadra partigiana che faceva capo al paese: un decina di ragazzi, secondo le notizie raccolte dalla consulta, che il 19 luglio 1944 avrebbero avuto uno scontro a fuoco con una pattuglia tedesca nei pressi del ponte di Castelfranco, con l’uccisione di 2 dei 7 militari coinvolti». Immediata la rappresaglia: il giorno dopo il gruppo sarebbe stato sorpreso presso Montalto.
«Erivo non ebbe il tempo di fuggire e fu sorpreso con il fucile accanto», racconta la sorella Franca. Due giorni dopo fu condotto a Castelfranco e fucilato in via Tabellata, dove il corpo rimase sepolto fino a settembre, quando l’amministrazione, dopo il passaggio del fronte, ne ordinò l’esumazione e il trasferimento al cimitero di Cigoli.
«In certi casi è opportuno restituire alle vicende una dimensione storica – prosegue Cintelli -, andando alla ricerca di documenti di supporto, che permettano di superare quel chiacchiericcio che finisce per creare distorsioni e contrasti». L’idea, infatti, è quella di evitare quanto accaduto con la proposta d’intitolazione di piazza del Bastione a Italo Geloni, pontederese, deportato nei campi di sterminio in Germania. Una proposta bocciata a maggioranza dalla votazione nella Consulta di San Miniato, complice soprattutto l’alto numero di astenuti. «Non doveva accadere – dice Cintelli –, il punto doveva essere ritirato per un’ulteriore riflessione. Quando si formula una proposta che intende ricordare una persona per meriti culturali o politici, è importante ricercare la più ampia condivisione».
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