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Piaggio, assunti in novanta sono gli ex Tecnocontrol
PONTEDERA. È arrivata. Da ieri gli ex dipendenti Tecnocontrol, una novantina, hanno in mano la lettera con cui sono assunti a tempo indeterminato dal Gruppo Piaggio. È l’atto finale eil più atteso di...
PONTEDERA. È arrivata. Da ieri gli ex dipendenti Tecnocontrol, una novantina, hanno in mano la lettera con cui sono assunti a tempo indeterminato dal Gruppo Piaggio. È l’atto finale eil più atteso di una procedura che a fine febbraio ha visto passare l’azienda sotto le insegne della Casa della Vespa, che l’ha acquistata all’asta con un’offerta di poco superiore agli 11 milioni di euro.
Una svolta auspicata da più fronti, dai lavoratori, un centinaio quelli attualmente in forza compresi i contrattisti a termine, e dal sindacato.
Un passaggio atteso, dopo che dalla scorsa estate, l'azienda metalmeccanica marciava in esercizio provvisorio sotto la regia di Piaggio. Un passo che ha consentito di avviare un percorso di gestione della crisi. Sottolineato anche dai sindacati, che non hanno mai fatto mistero dell’auspicio che l’attività produttiva restasse ancorata in Valdera e che vi fossero garanzie per l’occupazione.
Il crack. Il fallimento è arrivato lo scorso Ferragosto. A presentare l’istanza la Piaggio, vantando un credito inevaso di circa 300mila euro, ma in precedenza si erano attivate anche le banche per rientrare di consistenti esposizioni. A muove la Casa della Vespa l'esigenza di tutela del patrimonio del Gruppo. A Pontedera, a Scorzè e a Mandello del Lario, le difficoltà di Tecnocontrol avevano comportato continue modifiche ai piani operativi e il blocco di alcune linee produttive.
L’inchiesta. Chiusa la vicenda produttiva resta aperto un altro fronte giudiziario, quello penale. Il commercialista Massimo Stella si trova agli arresti domiciliari. Hanno invece l'obbligo di firma Riccardo Caponi, amministratore delegato di Tecnocontrol Srl, e Leonardo Della Rocca, amministratore di Industrie Toscane. Le indagini, che vanno avanti dall'estate scorsa, sono affidate alla Guardia di finanza di Pontedera. I tre sono indagati per il reato di bancarotta fraudolenta e di conseguenza di avere distratto o distrutto in tutto o in parte i beni della società con lo scopo di recare pregiudizio ai creditori.
Manolo Morandini
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