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L’addizionale Irpef aumentata allo 0,6 scatena la bagarre

CALCINAIA. Nonostante tutte le difficoltà per gli amministratori locali di trovare la quadra dei conti, Calcinaia è stata annoverata fra i 143 Comuni italiani virtuosi riconosciuti dal Ministero,...

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CALCINAIA. Nonostante tutte le difficoltà per gli amministratori locali di trovare la quadra dei conti, Calcinaia è stata annoverata fra i 143 Comuni italiani virtuosi riconosciuti dal Ministero, con l’opportunità per l’ente di allentare fino a dieci volte le briglie del patto di stabilità e riuscire a dare così ossigeno alle aziende che al Comune offrono servizi e prestazioni. Mercoledì scorso l’approvazione del bilancio – con la maggioranza di governo che si è espressa per il sì, al contrario di Pdl, Sinistra Alternativa e Lista Civica – in un consiglio comunale piuttosto movimentato.

L’amministrazione del sindaco Lucia Ciampi sì è infatti trovata davanti ad un taglio da Roma di quasi 700mila euro, a cui si è risposto con un risparmio generale di 260mila euro, migliorando l’efficienza degli uffici e tagliando sui costi che potevano essere ridotti, pur mantenendo lo sforzo sul versante del sociale. Ma non bastava. Si sono così rese necessarie tre misure per garantire l’apporto necessario di risorse. Oltre all’adeguamento dei servizi all’inflazione Istat del 3% e l’aumento dell’Imu per immobili e terreni diversi dall’abitazione principale, il municipio ha deciso anche un aumento dell’addizionale Irpef allo 0,6%, ma solo per chi percepisce un reddito sopra i 12mila euro lordi all’anno. A questo proposito, il capogruppo di Sinistra Alternativa ha presentato un emendamento – poi ritirato dallo stesso Ribechini perché in contrasto con alcune normative ministeriali in materia – che proponeva un’aliquota in senso progressivo. «La nostra critica in merito – ha spiegato il consigliere d’opposizione – è che si tratta di un aumento indiscriminato per tutti e come sempre saranno i meno abbienti a subirne le conseguenze. Se è infatti corretto inserire una soglia di esenzione per chi guadagna meno di 12mila euro lorde annue (ovvero 650 euro nette mensili), è del tutto ingiusto che l’aliquota sia identica per chi guadagna 13mila euro come per chi ne guadagna 100mila».

Ferma l’opposizione anche degli altri esponenti di minoranza, che hanno puntato l’indice contro i costi – a loro dire esosi, come ha ricordato Giovanni Cipriano – dell’Unione dei Comuni della Valdera. «Stiamo passando un sacco di mansioni all’Unione», entra nel merito il consigliere Massimo Salutini. «Ma a cosa servono poi i singoli Comuni?». Perplessità condivisa anche da Walter Dal Monte, che ha affermato: «L’Unione, non eletta dal popolo, toglie poteri ai vari consigli comunali. In un momento in cui ci sono ancora le Province, non ha senso creare un’altra struttura sovracomunale».

Jacopo Paganelli

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