Il Tirreno

Pontedera

Piaggio, chiusa la mobilità usciti in 280 in un anno

di Manolo Morandini

Da aprile 131 precari passano a part-time con contratto a tempo indeterminato In rampa di lancio per l’Ecor una selezione di operai con diploma tecnico

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PONTEDERA. All’appello hanno risposto in 280. È il bilancio della mobilità volontaria messa in campo da Piaggio lo scorso anno e che si chiude oggi. Una via soft per gestire il contesto di pesante flessione del mercato delle 2 Ruote. Ma anche una soluzione per il ricambio generazionale. Alle uscite si è accompagnato il percorso di trasformazione a part-time verticali di 131 contrattisti a termine, che si sono messi in tasca un contratto a tempo indeterminato, oltre a quello dei 131 part-time verticali in contratti a tempo pieno.

Attualmente in Casa della Vespa si contano 380 operai con contratto part-time verticale, destinati a tornare al livello di 250 con il doppio passaggio dei 131 a full-time. E altrettanti sono i numeri in evoluzione per la categoria dei contratti a termine. L’operazione porta a compimento uno dei punti cardine dell’Accordo del 2009. Chiusa una fase l’azienda dovrebbe avviare la ricerca di nuovo personale da inserire nel bacino dei contrattisti a termine (Ecor) con il criterio di profili tecnici, diplomati nell’ottica di qualificare la forza lavoro.

Nel dettaglio dell’operazione “Mobilità” sono stati 210 gli operai che hanno aderito all’uscita concordata e consensuale rispetto a una previsione massima di 300. La finestra per questa categoria di lavoratori è stata aperta per sei mesi mentre per gli impiegati si è chiusa dopo un anno. E in questo caso a fronte di una stima di cento uscite sono in 70 ad aver aderito.

L’operazione è stata messa a punto dopo una non facile trattativa. A digerire il boccone più amaro è stata la Fiom che ha firmato l’accordo dopo la consultazione dei lavoratori. Ma al voto il sindacato dei metalmeccanici aderenti a Cgil si è presentato diviso sia nella compagine della rappresentanza di fabbrica che all’esterno. Al punto che è servita anche la benedizione del segretario nazionale Maurizio Landini per placare il fuoco incrociato delle polemiche interne.

Uscite concordate e consensuali per chi è prossimo a maturare i requisiti per la pensione. Così si è aperta la porta della fabbrica per i 280 che vi anno aderito. Ma tra questi c’è chi dorme sonni meno tranquilli di altri. Sono quelli che sono rimasti “incastrati” dalla riforma del sistema pensionistico messa a punto nel susseguirsi di manovre che dall’estate si sono chiuse con quella del governo Monti di metà dicembre. Per questi, una trentina le persone interessate secondo una stima sindacale, si tratta di conciliare i nuovi requisiti anagrafici e di anni di lavoro con quelli più elevati fissati dal ministro Fornero. Un gap che rischia di lasciare per uno o più anni senza assegno di mobilità e pensione. Un nodo che investe anche altre realtà su scala nazionale e su cui c’è l’impegno del governo a definire una soluzione entro il 30 giugno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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