Il presidio
Chiude a Vicopisano l’ultimo ceramista, altro colpo della crisi
«Ogni giorno spuntano tasse e balzelli, troppa burocrazia» L’amara conclusione di Massimo Lenzi che ha detto basta
VICOPISANO. La “Ceramiche Lenzi” chiude e svende tutto. Massimo, il titolare, si aggira frenetico per il piazzale cercando di soddisfare le richieste dei clienti, desiderosi di portarsi a casa vasi, coppi e statue a prezzi ribassati. «Il primo giorno di svendita c'è stata una tale ressa - ci racconta - che siamo stati costretti a mandar via la gente. Non posso che scusarmi, ma davvero non ce lo aspettavamo».
Dalle parole di Massimo traspare un po’ di amarezza e un po’ di senso di liberazione. Le cose non vanno bene ormai dal 2007 e la decisione di chiudere, per quanto sofferta, è stata inevitabile. «La crisi ha colpito duro - dice - e nessuno si è preoccupato di aiutare gli artigiani. Al contrario, ogni giorno spuntano balzelli nuovi e la conclusione logica è che non vale più la pena andare avanti. E’ un peccato, perché l’azienda è storica e la lavorazione della ceramica era parte caratterizzante del territorio, ma non possiamo fare altrimenti. A un certo punto uno dice basta». Quando Massimo chiuderà, fra pochi giorni, a San Giovanni resteranno soltanto due piccole botteghe artigiane dedite alla lavorazione dell’argilla. Nel dopoguerra si contavano una settantina di aziende. Massimo ha ereditato l’azienda dal padre, Ghino Giacomo, che a sua volta l’aveva rilevata dalla famiglia Bandecchi. La prima fornace dei Bandecchi viene fatta risalire alla seconda metà dell’Ottocento. «Il declino della ceramica a San Giovanni è iniziato negli anni ‘60 - racconta Massimo - quando nelle cucine di tutto il mondo la plastica e il vetro hanno preso il posto dei cocci. Chi ha potuto ha iniziato a produrre ceramiche artistiche ma molti hanno chiuso. Noi abbiamo resistito fino ad oggi, puntando soprattutto sulla qualità, anche se la concorrenza straniera e la grande distribuzione sono difficili da contrastare. Poi è arrivata la crisi, la gente spende meno, ma le tasse vanno pagate lo stesso ed aumentano anno dopo anno».
Lenzi parte dalla tassa sui rifiuti: «Avendo il piazzale sono arrivati a chiedermi 9600 euro l'anno di Tarsu, quando già pago per smaltire per conto mio i pochi rifiuti che produco. I cocci li mando in una discarica apposita e gli avanzi degli smalti li porto a Montelupo, dove sanno come smaltirli. Poi c'è Fiumi e Fossi, le addizionali comunali, provinciali e regionali su qualsiasi cosa, e ogni giorno si inventano una tassa nuova, come quella sulle insegne luminose». Poi c'è la questione dei dipendenti. «Tornianti e decoratori bravi non se ne trovano più - racconta al riguardo - ed è sempre toccato a me pagare per la loro formazione. E alla fine succede che dopo tre anni salutano e ringraziano, per andarsi ad aprire la loro bottega». Alla fine della chiacchierata Massimo si dice profondamente deluso, soprattutto per come le istituzioni hanno pensato di affrontare la crisi.
«Per far arrivare Ikea si regalano terreni e si inventano incentivi, mentre per garantire la sopravvivenza degli artigiani che hanno fatto la storia del territorio non è stato fatto nulla. Al contrario, si fa di tutto per farli chiudere. Ebbene, io chiudo». Massimo osserva con un pizzico di amarezza il viavai continuo di clienti. «La gente - dice - si è ricordata che qui abbiamo sempre fatto ceramiche di qualità. Ma vengono tutti ora, perché ormai vince solo il prezzo». La svendita totale è sinonimo di affare e la gente corre, ma ancora c'è chi non si accontenta. Ma Lenzi preferisce farci una risata piuttosto che prendersela: «Quello che si è fregato la statuetta del bambin Gesù del presepe - sogghigna -, per certo dev'essere un cattolico fervente!». Cinquant'anni, laureato in Storia dell'Arte, Massimo Lenzi è da più di trent'anni nell'azienda di famiglia. La ceramica è stato il filo conduttore della sua vita. Con passione e dedizione, ha anche condotto ricerche storiche sulla produzione della ceramica, andando a ricreare oggetti e decorazioni di cui sembrava persa la memoria. Che farà domani? La risposta è entusiastica: «Sto frequentando un corso per diventare guida turistica, con la speranza di poter continuare a lavorare in contatto con l'arte»
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google