Il presidio
Marina, Jonika, Klodi storie di badanti e briciole di vita
BIENTINA. E' la storia di Marina, ingegnere elettrico, 50 anni, scappata dall'Ucraina dopo il crollo dell'Unione Sovietica, che si prende cura del suo nonnino e manda tutti i mesi i soldi a casa....
BIENTINA. E' la storia di Marina, ingegnere elettrico, 50 anni, scappata dall'Ucraina dopo il crollo dell'Unione Sovietica, che si prende cura del suo nonnino e manda tutti i mesi i soldi a casa. Quella di Ramata che in Senegal perde due bambini, il marito la lascia e fugge in Italia in cerca di un lavoro e una vita. Jonika ha la Romania nel cuore, anche se dopo anni di esistenza fantasma, riesce a portare a Firenze compagno e figli. Dall'Albania arriva il piccolo mondo della giovanissima Klodi: rinnegata dal padre, riesce a sfuggire agli aguzzini della prostituzione e si rifugia a Firenze dopo conquista lavoro e dignità. Si incrociano volti e storie di donne sul palco del Teatro delle Sfide di Bientina. Mamme, emigrate, figlie che si guardano nello specchio dell'attrice Daniela Morozzi che le racconta una ad una. Loro, quelle badanti che ormai entrano nelle case di tutti, ma sempre e troppo spesso ridotte a strumenti di cura senza voce, né identità.
Ecco che lo spettacolo messo in scena in occasione della Festa della Donna "Mangiare, bere, dormire" diventa un megafono di quello che tutte queste donne cercano in terra italiana. Diritti, tutele, vengono dopo primari di chi macina chilometri e continenti, si stacca dagli affetti per conquistare un briciolo di libertà.
«Quello che raccontiamo oggi, storie di integrazione, distacco dagli affetti, emozioni, sofferenza dovrebbe essere ricordato tutti i giorni», racconta Morozzi alias Vittori, tra i protagonisti della fiction più vista in tv “Distretto di polizia”. E’ un grande lavoro quello fatto dall’attrice fiorentina, in collaborazione con l’associazione interculturale fiorentina di donne immigrate Las Otras. Interviste, ore e ore a srotolare matasse di vita, condizioni e affetti. poi la scelta di raccontarne alcune a teatro in una prima nazionale in tandem a Leonardo Brizzi, uomo travestito da colonna sonora.
«Tutte partono per ritornare, ma alla fine nessuna di loro fa ritorno nei paesi di origine perché dopo anni passati in Italia non riuscirebbe a riprendere le abitudini delle terre di origine». Morozzi proverà a ricomporre un puzzle di vite troppo spesso clandestine. In Africa, Ucraina, Albania, Filippine, Romania lasciano famiglia, figli e mariti. «Una volta in Italia entrano nelle nostre case, si prendono cura dei nostri anziani, cucinano, stiranoe in qualche caso grazie al rapporto con le famiglie italiane riescono a regolarizzare la loro posizione, ma quanta fatica».
Ecco che, per esempio, Morozzi racconta le peripezie delle badanti somale che per cultura non sono abituate a stirare (in stireria ci vanno gli uomini). Una volta in Italia saltano fuori le prime incomprensioni pratiche. Che stasera dalle 21.30 in poi trovano voce sul palco di Bientina (biglietto intero 10 euro, info 328 0625881).
A scandire parole e illuminare volti anche una carrellata di foto di badanti e badati (tanti nonnini), con l’intermezzo musicale di Maria Grazia Campus e alcune poesie di ungaretti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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