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Gli statuti di Cigoli riemergono dall’Archivio di Stato

Gli statuti di Cigoli riemergono dall’Archivio di Stato

Per gli appassionati e studiosi di storia locale rappresentano un autentico scrigno di informazioni. Pagine che riemergono dagli abissi della storia, conservate in archivio per secoli

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SAN MINIATO. Per gli appassionati e studiosi di storia locale rappresentano un autentico scrigno di informazioni. Pagine che riemergono dagli abissi della storia, conservate in archivio per secoli e mai sfogliate prima d'ora. Sono gli Statuti del Comune di Cigoli, realizzati a partire dal 1406 per normare la vita del castello in tutti i suoi aspetti. A dare notizia della scoperta è Valerio Vallini, scrittore, giornalista, studioso di storia locale e consigliere dell'Istituto storico lucchese, che ha scovato gli Statuti cigolesi in un fondo dell'Archivio di Stato di Firenze.

«Da più di dieci anni – spiega – mi occupo della storia di Cigoli e del castello di Leporaia, anche con alcuni ritrovamenti archeologici. Così sono andato alla ricerca di documenti che mi permettessero di uscire dalle solite notizie ormai note». Quella che emerge, tra le righe di un corsivo a tratti indecifrabile, è la fotografia di una Cigoli autonoma da San Miniato e soggetta direttamente a Firenze. «Dal 1370 – racconta Vallini – con l'inizio della dominazione fiorentina, San Miniato si vide strappare buona parte del contado, che Firenze divise in tanti piccoli Comuni. La produzione di documenti normativi autonomi era quindi presumibile, ma non era affatto detto che questi testi fossero giunti fino a noi».

Oltre due mesi hanno impegnato Vallini nella lettura e trascrizione del primo statuto, quello del 1406, supportato dai suggerimenti dello storico Alberto Malvolti. Quaranta pagine che adesso sono praticamente pronte per la stampa e che regalano un colpo d'occhio suggestivo sulle istituzioni e la vita quotidiana di un piccolo borgo del '400. Emergono subito le regole minuziose per l'elezione delle magistrature, con una rigida separazione dei poteri: a capo del castello c'era il Consiglio dei dieci, i cui membri erano estratti a sorte e restavano in carica per un numero limitato di anni, affiancati da altre figure, come il Camarlingo (il tesoriere), nominate invece da Firenze. La Statuto stabilisce anche i giorni di ferie prima e dopo le festività religiose. Interessante il capitolo sul rispetto dovuto alle spose, che dovevano sempre farsi accompagnare da un uomo della famiglia ("per cessare scandalo et inimicizia"). Ci sono poi le gabelle sul vino, sulla macellazione, i dazi sul commercio e perfino disposizioni in aiuto ai debitori vittime di usurai, in una sorta di welfare basso-medievale. Fortissimi ovviamente anche gli obblighi verso Firenze, come l'invio di armati in caso di guerra e l'obbligo, qualora la Repubblica l'avesse richiesto, di ospitarne le truppe all'interno del castello. «Da uno Statuto del'500 – aggiunge Vallini - è saltato fuori perfino il sigillo di Cigoli, assolutamente inedito, che sembra rimandare alla famiglia sanmiatese dei Grifoni. Per la storia locale si tratta di una miniera d'oro. Il testo è pronto per la pubblicazione. Adesso confido nell'aiuto delle istituzioni o di qualche mecenate cigolese».

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