Il presidio
Bretella del Cuoio, dopo l’inaugurazione più costi e più disagi
Protestano i terzisti del distretto conciario: senza i braccetti di collegamento con le zone industriali, la strada è inutile
di Giacomo Pelfer
SANTA CROCE
Per chi ha la ditta affacciata su via Sant'Andrea o via Sardegna, la Bretella sembra quasi di toccarla. Poche centinaia di metri da quella nuova striscia d'asfalto, che sembra aver allontanato di chilometri la zona industriale di Santa Croce da quella di Castelfranco, rimasta isolata, di fatto, da un'arteria che attraversa il comprensorio senza mai incontrarlo. Il malcontento è forte, soprattutto tra i terzisti delle concerie. La richiesta è quella di una rapida realizzazione dei cosiddetti braccetti, le due strade di collegamento che dovrebbero unire la rotatoria intermedia della Bretella con le zone industriali, intercettando via Sant'Andrea sul lato di Santa Croce e via delle Confina su quello castelfranchese.
E sono tanti gli imprenditori, su entrambe le sponde, che ci tengono a dire la propria per far capire i disagi creati nei collegamenti. «Consapevoli – dicono – dei problemi che interessano i Comuni», ma spaventati dal rischio di “un pericoloso silenzio”, da uno spegnersi dei riflettori che porterebbe ad aspettare ancora diversi lunghi anni prima di vedere i braccetti. «Un'opera che non serve soltanto a noi, ma che sarebbe importante per tutto il comprensorio», sottolinea Giovanni Leonetti della lissatrice Flacco di Santa Croce. Prima della Bretella, infatti, il collegamento tra le aree industriali era assicurato dalla vecchia via Fucini, chiusa poi con il passaggio della nuova arteria. Due le possibilità rimaste per le aziende (costrette, in attesa dei braccetti, ad aggirare la Bretella): immettersi nella trafficatissima provinciale Francesca, oppure viaggiare verso nord fino alla Nuova Francesca (la cosiddetta Bis) per poi tornare indietro. Una novità che ha spiazzato molti imprenditori. «Non sapevamo della chiusura di via Fucini, ci hanno tenuto all'oscuro», dice Franco Biagioni della New Stamp. «Quanto meno – spiega Giovanni Lauria della Ironing2 - davamo per scontato che i braccetti sarebbero arrivati insieme alla Bretella».
Lo stacco tra le due opere è dovuto al superamento di un progetto nato addirittura negli anni '80. I braccetti furono inseriti in un secondo tempo a spese dei due Comuni, che recentemente hanno siglato un accordo su un progetto da 1,2 milioni. L'opera, tuttavia, è destinata a rimanere bloccata per i limiti di spesa imposti dal Patto di Stabilità: «Partiremo appena ci sarà un allentamento del Patto», hanno assicurato i due sindaci. Intanto, però, la Bretella sta creando alle aziende non poche difficoltà negli spostamenti. «Ci hanno ostacolato – dicono dalla Fratelli Bertini -: per andare a Castelfranco si perde un'ora, un'ora e mezzo. E' anche un danno economico considerando il costo del carburante». «Noi siamo proprio su via Sant'Andrea – spiega Lorenzo Maglio della Vezzosi -: con i braccetti saremmo a Castelfranco in un attimo, invece dobbiamo passare dalla Bis». «Senza dimenticare – aggiunge Rossano Rossi de La Rapida – le condizioni disastrose in cui versano le strade che da Santa Croce immettono sulla provinciale». E per chi lavora spostandosi tutti i giorni, il conto è presto fatto: «Se per andare a Ponte a Egola prima viaggiavamo 3 chilometri, adesso prendendo la Bretella ne facciamo 7», spiega Giuseppe Pergola della Emmebi. Dove non arrivano le infrastrutture, tuttavia, ci pensano sempre i limiti alla circolazione, come spiegano dalla sponda opposta dell'Arno. «Altro che Bretella – dice Francesco Palermo della Molinari di San Donato –: non fosse per i divieti passeremmo sempre dal ponte di Santa Croce».
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