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Pontedera

 PONTEDERA. Si completa la batosta sugli immobili. La stangata arriverà all'inizio dell'estate, ...

Paola Silvi

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 PONTEDERA. Si completa la batosta sugli immobili. La stangata arriverà all'inizio dell'estate, quando chiunque sia proprietario di un appartamento dovrà versare l'acconto della nuova imposta comunale sugli immobili, abolita nel 2008 per le prime case ma reintrodotta dal decreto Salva Italia. Ribattezzata Imu, sull'abitazione principale sarà al 4 per mille. Ma ci sarà anche un rincaro dell'Ici sulle seconde case e su tutti gli altri immobili "non prima casa": dai negozi agli alberghi, dagli studi professionali ai depositi, ai capannoni per attività produttive.  L'incremento dell'imposta è dell'ordine del 75-80% e gli aumenti sono presto fatti. Basta fare due calcoli. Un negoziante che fino ad oggi pagava per il suo fondo all'incirca mille euro vedrà lievitare il pagamento di 750 euro. A far schizzare in alto le cifre non è tanto l'aumento dell'aliquota: il governo l'ha fissata al 7,6 per mille (ma i Comuni possono aumentarla o diminuirla del 3 per mille). La vera differenza deriva dall'aumento della base imponibile, dovuto alla rivalutazione del valore catastale su cui è applicata l'aliquota. Per effetto del decreto i coefficienti moltiplicatori delle rendite catastali (che danno il valore catastale) sono passati da 34 a 55 per i negozi e le botteghe, da 50 a 80 per gli uffici e gli studi privati, da 50 a 80 per i capannoni industriali e gli alberghi da 100 a 140 per i laboratori artigianali e i ristoranti (come riportiamo in tabella).  Questo salasso influirà, c'è da scommetterci, in maniera negativa, sul settore del commercio e dell'impresa alberghiera. Per almeno un paio di motivi immediati. Chi concede in affitto i fondi commerciali sarà incoraggiato a scaricare i nuovi costi sugli inquilini, mentre chi ha una struttura di proprietà, vista anche la crisi economica, potrebbe decidere di chiudere definitivamente. E anche per i Comuni sarà una mezza fregatura. Perché le entrate della nuova Imu non andranno a rimpinguare le casse municipali. I proventi, almeno quelli in più, andranno allo Stato. «Si tratta di un'operazione a saldo zero per le amministrazioni comunali», conferma l'assessore al bilancio Marco Papiani. Per dirla con i numeri, la vecchia Ici sulla prima casa passerà da 1 milione e 931mila euro di trasferimenti a poco più di due milioni, in virtù delle riduzioni previste dalla manovra, e quella sulla seconda casa da 8 milioni di euro a poco più di 12 milioni.  Ma Palazzo Stefanelli non diventerà ricco. L'Imu sulle seconde case, sui negozi, i capannoni e così via va per il 50% allo Stato, per la restante metà ai Comuni. E se, nel passaggio dal vecchio al nuovo regime, i Comuni aumenteranno i loro introiti, quell'incremento andrà comunque allo Stato. Viceversa, se avranno meno risorse, sarà un fondo di riequilibrio centrale a compensare i minori incassi. E' vero che i Comuni potrebbero modificare, aumentando o diminuendo, l'aliquota base del 7,6 per mille di tre punti. Ma una riduzione non sarebbe lo stesso a vantaggio dei cittadini, in quanto qualsiasi beneficio sarà inglobato dall'aumento della base imponibile deciso dal governo. Mentre i maggiori incassi derivanti da un aumento dell'aliquota sarebbero anch'essi vanificati dal principio della compensazione. Senza contare la scelta di macelleria sociale e immobiliare che sarebbe alquanto impopolare. «Per il momento - continua Papiani - stiamo aspettando e vagliando diverse ipotesi. L'unica certezza è che a fronte di un'imposizione fiscale maggiore sui contribuenti, al contrario di quello che potevamo pensare, il Comune non avrà vantaggi». E se l'impatto è zero sul bilancio, per l'amministrazione non sarà possibile introdurre detrazioni per i cittadini. «Se l'ente locale - specifica l'assessore - avesse potuto contare su risorse più alte, magari avrebbe potuto abbattere i costi su altre voci e favorire gli abitanti. Invece, così, non ha nessuna possibilità di manovra». E c'è di più. Un altro effetto a catena di questa novità sarà il rinvio dell'approvazione del bilancio di previsione. Slitterà al 31 marzo.

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