Il Tirreno

Pontedera

Tumori al seno, più casi ma meno decessi

Il primario Orlando Goletti e l’ingresso dell’ospedale Lotti
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Il primario Orlando Goletti e l’ingresso dell’ospedale Lotti

Il primario Goletti: «Sopravvive il 90% delle donne colpite»

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 PONTEDERA. Aumentano i casi di tumori al seno in Valdera ma grazie alla diagnosi precoce e ad un percorso di cura sempre più all'avanguardia, cresce la percentuale di guarigione e di sopravvivenza. E se dietro il tumore si nasconde sempre un universo di dolore e di ansia, alla fine della salita, nella maggior parte dei casi, la speranza sconfigge la paura. «La mortalità delle pazienti affette da questa patologia - spiega il professor Orlando Goletti, primario di chirurgia all'ospedale Lotti e direttore del dipartimento oncologico dell'Asl 5 - è notevolmente diminuita e la sopravvivenza delle donne colpite dalla neoplasia al seno si aggira intorno al 90%». Da gennaio 2010 ad oggi, secondo i dati forniti dall'Azienda sanitaria, sono state operate a Pontedera, nella sezione di week-surgery diretta dal dottor Massimo Arrighi, 70 tumori benigni alla mammella e 210 tumori maligni, di cui 112 nell'anno appena trascorso e 98 da gennaio a ottobre. Ma nonostante il tumore si confermi un temibile killer, i nuovi trattamenti messi in campo e la prevenzione giocano un ruolo centrale nella battaglia per la vita. «Oggi, oltre al trattamento chirurgico - entra nel merito il professor Goletti - esistono trattamenti ormonali, chemioterapici e radioterapici che permettono di studiare un percorso appropriato per ogni singola paziente. Ogni caso è diverso dall'altro e solo approfondendo i percorsi di cura e vagliando tutte le possibilità, si riscontrano miglioramenti significativi delle prognosi e riduzioni emblematiche di recidive».  La parola d'ordine allora è prevenzione. A cominciare dagli stili di vita, dalle buone pratiche di salute e da un settore che sta andando a gonfie vele, quello degli screening oncologici. Nel 2010 in Valdera, su una popolazione di 7.460 donne bersaglio sono state invitate a partecipare agli screening mammografici 6.584 donne. Di queste ne hanno aderito quasi la metà, 3.735 per l'esattezza. Senza contare che nell'arco del biennio è previsto invece di convocarne circa 15.000. «Sono 15 circa - sottolinea il professore - i tumori che provengono dallo screening per la zona della Valdera mentre in tutto il territorio di competenza dell'Asl 5 raggiungono la sessantina». Come dire, l'adesione a volte può essere sinonimo d'occasione. Perché «se l'approfondimento è svolto nei tempi adeguati si può evitare che il tumore prenda piede. Infatti, la maggior parte delle pazienti a cui è stato riscontrato un tumore in sede di indagine di screening ha potuto beneficiare di un intervento conservativo sulla mammella». Hanno insomma salvato il seno. «Ma la radiologia diretta dal dottor Cozza - aggiunge - ha eseguito, nell'anno in corso, al di fuori dello screening, circa 3mila mammografie e oltre 100 biopsie mammarie». Un risultato in termini di controllo, monitoraggio e attenzione che va di pari passo e fa da cassa di risonanza al lavoro di equipe che caratterizza l'ospedale Lotti. «Il modello pontederese di presa in carico del paziente - continua il primario - è un modello raro, paragonabile a quello dei migliori centri nazionali». In primis perché la paziente non viene mai lasciata sola nel lungo calvario della malattia e poi perché la sinergia messa in atto tocca tutti i settori coinvolti. «La paziente - conclude Goletti - viene accolta dall'oncologo, dal radiologo e dal chirurgo che, riuniti, spiegano all'unisono il percorso da seguire. Ogni settimana, inoltre, questi professionisti si incontrano, discutono e si aggiornano con regolarità sui casi trattati». P.S.

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