Lite davanti al giudice sulle dimensioni del marmo di una tomba
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Due immagini del cimitero monumentale di Cascina Citati in giudizio la coop che gestisce i cimiteri e il Comune La lapide è stata ridotta: ostruiva un altro loculo
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CASCINA. Si può litigare su tutto. Anche sulle dimensioni di una tomba ritenuta più piccola rispetto alla superficie pagata in concessione al Comune attraverso l'azienda che si occupa della gestione dei cimiteri comunali. La controversia in questione è finita, dopo scambi di accuse e richieste da parte di chi si ritiene danneggiato, davanti al giudice di pace di Cascina. Comune e Arca (la cooperativa che gestisce i cimiteri) ritengono di avere agito come era necessario e hanno nominato un legale per resistere in giudizio. In sostanza c'è la lapide di una sepoltura che è stata ridotta nelle dimensioni in quanto andava a coprire un altro loculo in uno dei loggiati del cimitero monumentale di Cascina la cui gestione - proprio perché si tratta di un vecchio edificio - è sempre piuttosto complessa. Nel novembre 2008 quando gli operai dell'Arca sono andati a effettuare una sepoltura - si trattava di un posto già acquisito dai familiari del defunto - hanno tolto il marmo della tomba confinante e hanno scoperto che il loculo che dovevano occupare si trovava a "cavallo" di due lapidi, cioè di due tombe. Ovviamente era vuoto ma per ricavare lo spazio necessario alla lapide del terzo defunto era necessario diminuire le dimensioni di una delle due che erano vicine. Operazione fatta interpellando verbalmente - su questo ruota la lite - i familiari del defunto la cui lapide doveva essere ridimensionata. I parenti di quest'ultimo a distanza di alcuni mesi hanno chiesto i danni all'Arca in quanto ritengono che la lapide del loro defunto sia stata ridotta in maniera arbitraria, senza alcuna autorizzazione. All'Arca si chiede di ripristinare i luoghi. La lapide dovrebbe quindi tornare delle dimensioni originali a scapito del terzo defunto il cui loculo, per chissà quale errore del passato e commesso non si sa da chi, si trova in mezzo al cemento di altre due tombe. «Non potevamo fare diversamente», hanno spiegato al giudice di pace gli operai dell'Arca. Il giudice di pace ha voluto sentire anche la versione dei parenti del terzo loculo.
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