Il Tirreno

Pontedera

Un convegno sull’importanza di una rete diagnostica sui familiari dei pazienti

Tumori, a volte la malattia è genetica

Gian Ugo Berti

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 NAVACCHIO. Quattro persone al giorno, a Pisa e provincia, scoprono di avere un tumore e, per loro e le famiglie, la vita cambia all'improvviso. Non esiste, infatti, una strategia per annullare lo sviluppo della malattia. Qualcosa si può fare con la prevenzione,l'informazione ed i corretti stili di vita. Ma non basta. Una parte, seppur minima, di questi casi è di origine genetica.  È il caso dei tumori alla mammella e all'utero per i quali si riscontra una sensibile predisposizione familiare. Da qui, l'importanza d'allargare le indagini attraverso una capillare struttura di rete diagnostica nei soggetti consanguinei del paziente.  Se ne è parlato, a Navacchio, a un incontro sull'argomento promosso dal Comune di Cascina, dall'Ordine dei medici e dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro, in un interscambio culturale con specialisti dell'Istituto oncologico europeo di Milano, giunto alla seconda edizione.  Per l'Azienda ospedaliera universitaria pisana (Aoup) sono intervenute Manuela Roncella e Maria Adelaide Caligo.  Sul piano organizzativo - è emerso - la Regione ha da tempo strutturato, nell'ambito dell'Aoup, il Centro interdipartimentale di genetica oncologica, al fine di coagulare e potenziare un comune percorso nella lotta ai tumori. Una struttura che si compone, in particolare, della genetica oncologica, senologia, anatomia patologica, radiodiagnostica, oncologia medica e citogenetica.  Nel corso della manifestazione, focalizzata sulle neoplasie della mammella e dell'ovaio, è stata ancora una volta sottolineata l'indispensabile necessità di continuare una costante collaborazione a tutto campo, perché è solo attraverso il coinvolgimento globale degli operatori del settore che si potrà migliorare un programma di ricerca ad ogni livello, in quanto la tutela della salute è un diritto del cittadino ma,assieme,un dovere dello Stato.

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