Il Tirreno

Pontedera

Turisti tassati? Alberghi sul piede di guerra

Giacomo Pelfer
Una veduta del centro di San Miniato e sotto a destra Villa Sonnino
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Una veduta del centro di San Miniato e sotto a destra Villa Sonnino

L'ipotesi è solo allo studio, gli operatori sono allarmati: vogliono scongiurarla

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 SAN MINIATO. Sono bastate le prime indiscrezioni a mettere in agitazione gli albergatori. Soprattutto a San Miniato, dove gli operatori del settore, riuniti di recente in associazione, si stanno già organizzando per scongiurare quella che definiscono una "gabella" sui turisti. E' la cosiddetta tassa di soggiorno, introdotta con il decreto sul federalismo fiscale, che consente ai Comuni di richiedere un contributo a chiunque si trattenga, almeno una notte, in una delle strutture ricettive del proprio territorio.  La discussione è appena agli inizi, ma ha già coinvolto varie località turistiche toscane, come Montescudaio, primo Comune in provincia di Pisa ad aver aperto la strada. Di fronte ai "rumors" che sembrano raggiungere anche la città della Rocca, gli albergatori sono intenzionati a giocare d'anticipo, mettendo le mani avanti contro un balzello che considerano ingiusto e dannoso.  La questione, infatti, in un'epoca di tagli agli enti locali, difficilmente sarà liquidata con un secco no dagli amministratori. Una possibilità da valutare, quindi, per i Comuni, che singolarmente hanno la facoltà di determinare l'importo della tassa.  A Firenze la "gabella" è già in vigore da luglio nella sua versione più estrema: un euro a notte a persona per ogni stella (o "spiga" nel caso degli agriturismi).  E' prevedibile che la tassa possa approdare presto anche a Pisa, mentre una discussione sul tema sta per coinvolgere l'Empolese-Valdelsa. L'associazione "San Miniato Turismo", che riunisce gli albergatori, ha già incontrato l'amministrazione, invitando la giunta ad una scelta in controtendenza.  «Sarebbe un grave errore caricare sui turisti le difficoltà economiche dei Comuni - dice il presidente Cesare Andrisano, direttore dell'hotel Villa Sonnino -. Per una coppia che dorme nella mia struttura, ad esempio, rischio di dover chiedere anche ottoeuro in più a notte, oppure seieuro nel caso di un tre stelle. E' tantissimo, soprattutto in un momento in cui, con i siti di prenotazione online, facciamo i salti mortali per contenere i prezzi e togliere anche un solo euro. Senza dimenticare gli agriturismi, che accolgono famiglie per intere settimane. Immaginiamo il danno, poi, economico e d'immagine, se introducessimo la tassa e un Comune vicino decidesse di farne a meno. Infine le difficoltà per il pagamento, con l'obbligo di presentare al cliente un conto a parte per il Comune, da saldare cash».  «Nell'incontro con noi - prosegue - l'amministrazione si è detta poco propensa, anche se aspettano di confrontarsi con gli altri Comuni. Noi, intanto, ci stiamo tenendo in contatto con i colleghi di altre zone, soprattutto sulla costa, per mantenere alta l'attenzione».  Nel caso specifico del comprensorio del cuoio, tuttavia, fanno notare gli albergatori, a pagare l'aggravio di un'eventuale tassa di soggiorno sarebbero soprattutto le aziende di zona: le concerie in particolare, che annualmente portano negli alberghi del Valdarno clienti e rappresentanti.  «La clientela business copre l'80% del nostro lavoro - sottolinea Daniele Nannetti, segretario dell'associazione - ed è un settore nel quale ci stiamo rafforzando. Ci sono aziende che prenotano da noi anche trenta o quaranta notti l'anno. Già il manifatturiero non se la passa bene, sarebbe grave caricargli sulle spalle anche la tassa di soggiorno. Senza contare la difficoltà di giustificarlo al cliente, che dovrà pagare due conti separati, uno per noi e uno per il Comune. In pratica diventeremmo dei gabellieri a costo zero».

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