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Il mare come una prigione ancora a vuoto le ricerche del giovane di Castelfranco
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Il mare è stato continuamente ispezionato anche da terra ma del corpo di Matteo Maestri nessuna traccia nemmeno ieri 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Sono andate avanti fino al tramonto, ieri, le ricerche di Matteo Maestri, l'uomo di Castelfranco che sabato pomeriggio è stato travolto da un'onda mentre si trovava sugli scogli delle Vaschine, a pochi metri da Calafuria. I sommozzatori dei vigili del fuoco, i volontari della Misericordia di Antignano e della pubblica assistenza, gli uomini della capitaneria di porto hanno scandagliato il fondale senza tregua per tutto il pomeriggio. Ma niente: Matteo è ancora prigioniero del mare e delle correnti, che anche ieri hanno reso complicatissime le ricerche. I sommozzatori, infatti, sono stati ostacolati dall'acqua torbida, tipica dei giorni di libeccio. Una motovedetta della capitaneria ha percorso su e giù lo specchio d'acqua davanti alla costa con l'ecoscandaglio fino alla parte più a sud della provincia, dove le correnti potrebbero avere trascinato il corpo. Lo stesso hanno fatto i volontari del servizio protezione civile della Svs con una nuova idroambulanza. Le ricerche andranno avanti fino a quando il giovane non sarà restituito alla famiglia. La paura è che il corpo sia rimasto imprigionato tra gli scogli. Sarebbe una tragedia nella tragedia. Per buona parte del giorno, le ricerche sono andate avanti sotto gli occhi dei bagnanti. Ma soprattutto di dei parenti. E degli amici del giovane. Quelli che erano con lui, sabato pomeriggio e che, in queste ore, hanno ripercorso, con la mente, decine di volte quel che è accaduto. Quell'onda li ha colti di sorpresa. Era la prima, alta, violenta. Non se l'aspettavano. Una ragazza, d'istinto, s'è spostata in un punto più interno. Matteo no, è stato avvolto dall'acqua e trascinato via. Dentro quel mare impetuoso. Erano le 15,30 di sabato pomeriggio. Matteo era arrivato da poco più di un'ora su quegli scogli. Aveva raggiunto il gruppo di amici, partiti prima di lui. Su quel che è avvenuto, quando Matteo è finito in mare, c'è un po' di confusione. Forse alimentata dall'emotività e dalla tensione dell'attesa estenuante delle ricerche. «Eravamo tutti lì - racconta l'amico che divide l'appartamento di Marti con Matteo - raccolti nel raggio di quattro metri. A un tratto quell'onda». Matteo è sparito dallo scoglio, non si vedeva neppure in acqua. «Credo di aver visto la testa a un tratto, dopo che sono passate almeno tre onde di grandi dimensioni - prosegue ancora il suo amico - Ma non gli ho mai visto dare una bracciata. Pareva andasse diritto verso una boa, senza mai mettere le braccia fuori dall'acqua». Sembrava già privo di sensi. «Potrebbe aver subito un trauma, quando l'onda l'ha portato via dallo scoglio. E le altre devono averlo "sbattuto" contro». Una versione che contrasta con quella di alcuni bagnanti e dei familiari che, invece, raccontano gli sforzi fatti da Matteo per cercare di tornare verso gli scogli.
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